In epoca Covid e post Covid bisogna continuare a vaccinarsi

In epoca Covid e post Covid bisogna continuare a vaccinarsi

In epoca Covid e post Covid bisogna continuare a vaccinarsi
La vaccinazione può contribuire a salvare 2,5 milioni di vite l’anno. Perché questo accada la copertura vaccinale deve essere adeguata e riguardare non solo i bambini, ma ogni fascia d’età. In particolare in un contesto di pandemia, la vaccinazione dovrebbe “essere considerata una misura igienica, proprio come il lavarsi spesso le mani, l’uso della mascherina e del disinfettante”, secondo gli esperti dell’azienda farmaceutica britannica GSK.

“Le vaccinazioni sono una componente fondamentale dei servizi sanitari e una loro interruzione, anche se per un breve periodo, porterebbe a un accumulo di persone suscettibili e a un maggiore rischio di epidemie di malattie prevenibili con il vaccino (VPD, vaccine preventable diseases) che possono causare decessi e portare ad un aumento della richiesta di risorse sanitarie. È fondamentale pertanto ridurre al minimo questo rischio, soprattutto in un sistema già provato dalla risposta all’epidemia di Covid-19”. Questa posizione, che risale a marzo, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è ampiamente condivisa dagli esperti ed è stata ribadita in occasione di un media briefing organizzato dall’azienda farmaceutica GSK (GlaxoSmithKline) il 16 settembre.

La vaccinazione può contribuire a salvare 2,5 milioni di vite l’anno e la compagnia britannica è in prima linea in questo impegno: con circa 2 milioni di dosi di vaccini prodotte ogni anno e distribuite in 160 Paesi del mondo fa si che 4 bambini su 10 siano protetti da almeno una malattia seria.
“Vaccinarsi è importante in ogni momento della vita, non solo da bambini”, ricorda Alberta Di Pasquale, Global Medical Affairs Leader presso GSK. “Il sistema immunitario con il tempo invecchia, con una conseguente maggiore esposizione alle patologie” e le malattie prevedibili con i vaccini possono colpire tutti, a qualunque età. La non vaccinazione non solo mette a rischio l’individuo: l’interruzione del processo di immunizzazione può portare ad un aumento degli individui suscettibili, con l’eventuale insorgenza di focolai, il che, tra le altre cose, pesa sul sistema sanitario. E in un contesto di crisi sanitaria questo rischio deve essere evitato.

“Il successo dei programmi di vaccinazione dipende dal mantenimento di una copertura vaccinale adeguata” che dovrebbe essere del 90-95%, aggiunge Di Pasquale, “e non bisogna mai abbassare la guardia in questo senso”. Un esempio: tra il 2017 e il 2018 in Europa si è verificato un aumento sostanziale dei casi di morbillo, che riguardavano in particolare i giovani adulti. La ragione è stata un gap nell’immunizzazione: la copertura vaccinale non era stata ottimale, quindi il numero di persone suscettibili è aumentato. “Cosa bisogna fare durante il Covid e nella fase post-Covid? Bisogna continuare a vaccinarsi!”.


 


Anzi, secondo Marc Doherty, Senior Medical Manager presso GSK, la vaccinazione degli operatori sanitari e dei pazienti dovrebbe essere considerata una misura igienica in questa fase, proprio come il lavarsi spesso le mani, l’uso della mascherina e del disinfettante.

16 Settembre 2020

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