Oncologia in Puglia. Giotta (Aiom): “I COrO rappresentano la porta d’ingresso al percorso di cura oncologica”

Oncologia in Puglia. Giotta (Aiom): “I COrO rappresentano la porta d’ingresso al percorso di cura oncologica”

Oncologia in Puglia. Giotta (Aiom): “I COrO rappresentano la porta d’ingresso al percorso di cura oncologica”

La Rete oncologica pugliese si fonda su una governance articolata, Centri di orientamento oncologico diffusi sul territorio e percorsi condivisi. Tra i risultati, la riduzione del 20% della mobilità passiva e il rafforzamento delle Breast Unit regionali

Con quasi quattro milioni di abitanti, circa 21mila nuove diagnosi di tumore ogni anno e oltre 166mila cittadini lungo sopravviventi, la Puglia ha sviluppato negli anni un modello organizzativo che punta a garantire un’assistenza oncologica uniforme su tutto il territorio. Al centro di questo sistema c’è la Rete oncologica pugliese (ROP), nata nell’ambito di un progetto dell’ARES e strutturata per assicurare il coordinamento dei percorsi di cura, favorire l’integrazione tra i professionisti e migliorare l’accesso dei pazienti ai servizi. A descriverne l’evoluzione è Francesco Giotta, Coordinatore regionale AIOM Puglia e oncologo dell’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari.

La ROP è organizzata su tre livelli di governance: una consulta oncologica regionale con funzioni di indirizzo strategico e verifica, un’unità di coordinamento oncologico regionale incaricata dell’attuazione degli indirizzi e i dipartimenti integrati di oncologia, che assicurano il governo locale dei servizi sanitari e sociali nelle quattro aree vaste in cui è suddivisa la regione. Un modello pensato per coniugare programmazione e gestione operativa, garantendo omogeneità dell’assistenza sull’intero territorio regionale.

Uno degli elementi più innovativi della rete è rappresentato dai Centri di orientamento oncologico (COrO), oggi diciotto, distribuiti capillarmente sul territorio regionale. “I COrO rappresentano la porta d’ingresso al percorso di cura oncologica, sia per i pazienti con una sospetta diagnosi di tumore, sia per pazienti con diagnosi già accertata, ma che richiedono il completamento dell’iter stadiativo propedeutico all’avvio della terapia”.

Accanto alla presa in carico clinica, i COrO svolgono anche una funzione di orientamento e accompagnamento dei cittadini. “In questo modo i COrO indirizzano i pazienti ai team multidisciplinari, ma svolgono anche un importante punto di riferimento per il disbrigo di pratiche amministrative connesse al percorso di cura”.

La rete regionale si completa con l’individuazione di centri Hub e Spoke organizzati in cinque sottoreti dedicate ai tumori della mammella, dell’utero, del colon-retto, della prostata e del polmone. In particolare, il percorso dedicato al tumore della mammella ha rappresentato uno degli investimenti più significativi della ROP sul piano della qualità e dell’equità di accesso alle cure. Attraverso un percorso di accreditamento istituzionale delle Breast Unit, basato su audit, verifiche periodiche e piani di miglioramento, è stata costruita una rete che coinvolge IRCCS, aziende sanitarie, ospedali territoriali, enti religiosi e strutture private accreditate.

La collaborazione tra le Breast Unit si traduce nella condivisione di buone pratiche cliniche, studi clinici, tecnologie, dispositivi e percorsi assistenziali, con l’obiettivo di offrire ai pazienti standard di cura sempre più omogenei. Un modello che, sottolinea Giotta, ha prodotto risultati concreti anche sul fronte della mobilità sanitaria. “Dal momento in cui le Breast Unit e soprattutto la Rete oncologica pugliese sono state varate, abbiamo ottenuto una riduzione del 20% della mobilità passiva con un risparmio quantificato in circa 9 milioni di euro”.

L’attività della sezione regionale di AIOM affianca lo sviluppo della rete con iniziative dedicate alla formazione e all’innovazione. Oltre ai congressi e agli eventi di aggiornamento scientifico, l’associazione collabora con le istituzioni regionali per favorire l’introduzione della medicina di precisione. In questa direzione è stato costituito un gruppo multidisciplinare di oncologi, biologi molecolari e anatomopatologi che ha elaborato una proposta per armonizzare l’accesso ai test biomolecolari e rendere più uniforme l’impiego delle terapie personalizzate sul territorio regionale.

Tra le iniziative promosse dalla sezione pugliese figurano anche la partecipazione al progetto nazionale della “curvatura biomedica”, rivolto agli studenti delle scuole superiori interessati alle professioni sanitarie, e la collaborazione con le numerose associazioni di volontariato presenti sul territorio. Queste ultime, sottolinea Giotta, rappresentano un tassello fondamentale della rete assistenziale, contribuendo a integrare l’attività ospedaliera con l’assistenza domiciliare e fungendo da collegamento tra i bisogni dei pazienti e le istituzioni.

Secondo il Coordinatore regionale AIOM, il modello pugliese dimostra come una rete oncologica costruita su governance condivisa, multidisciplinarietà e presa in carico territoriale possa migliorare l’accesso alle cure, rafforzare la qualità dell’assistenza e ridurre la necessità per i cittadini di rivolgersi a strutture fuori regione.

Marzia Caposio

04 Settembre 2026

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