Oncologia in Sardegna. Pusceddu (AIOM): “Multidisciplinarietà come punto di forza”. Rete tra centri e assistenza ai pazienti fragili
Dalle riunioni multidisciplinari interaziendali all'ospedalizzazione domiciliare, passando per i progetti su vaccinazioni e nutrizione. La Coordinatrice regionale AIOM fa il punto sull'organizzazione dell'assistenza oncologica
Un’organizzazione dell’assistenza costruita su una rete di centri con competenze differenziate, in cui i poli specialistici si occupano dei casi più complessi mentre il territorio garantisce continuità assistenziale, cure domiciliari e presa in carico dei pazienti più fragili. È questo il modello dell’oncologia in Sardegna descritto da Valeria Pusceddu, Coordinatrice regionale AIOM e Dirigente Medico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari, che individua nella multidisciplinarietà e nella collaborazione tra aziende sanitarie alcuni dei principali punti di forza del sistema, pur evidenziando le criticità legate alla carenza di personale e alla disomogeneità di alcuni servizi sul territorio.
“L’assistenza oncologica in Sardegna è strutturata su più livelli, con centri che hanno diverse specialità e ottimizzano la presa in carico dei pazienti più complessi. Questa attività si concentra soprattutto nei poli maggiori, dove sono presenti chirurgie dedicate, radioterapia e possibilità di accesso agli studi clinici, mentre sul territorio vengono garantite la continuità assistenziale, le visite specialistiche, l’assistenza domiciliare, le cure palliative e l’hospice, in maniera tale da cercare di garantire una presa in carico del paziente oncologico a 360 gradi”, spiega Pusceddu.
Tra i punti di forza del sistema regionale, la coordinatrice AIOM indica anzitutto il lavoro delle équipe multidisciplinari. “Le riunioni multidisciplinari non sono soltanto all’interno di un’azienda, ma interaziendali e vengono svolte sia in presenza sia garantendo il collegamento da remoto. Questo consente ai centri più periferici, che non hanno determinate specialità, di inviare i pazienti quando necessario. Peraltro, quei casi vengono ridiscussi più volte e viene stilato un report finale che consente a tutti di avere contezza di quanto è stato deciso su quel determinato paziente”.
Accanto a questo modello organizzativo, negli ultimi anni sono state sviluppate esperienze innovative, come l’ambulatorio dedicato alle urgenze oncologiche di media complessità attivato presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari. Il servizio offre ai pazienti dimessi un punto di riferimento nei trenta giorni successivi al ricovero, con un oncologo dedicato e un sistema di triage telefonico che consente di gestire tempestivamente molte problematiche cliniche evitando, quando possibile, il ricorso al pronto soccorso. A questo si aggiunge l’esperienza dell’ospedalizzazione domiciliare oncologica attiva nel nord della Sardegna, con un servizio di reperibilità h24 dedicato ai pazienti più fragili.
Non mancano tuttavia alcune problematiche. “Ci sono diverse criticità, soprattutto legate alla carenza di personale, sia medico sia infermieristico. In Sardegna alcune parti del centro dell’isola hanno maggiori difficoltà nel reperimento del personale e alcune figure mancano in generale, come lo psico-oncologo e il nutrizionista.” A questo si aggiungono, spiega Pusceddu, la necessità di rinnovare alcuni spazi e tecnologie, la concentrazione della radioterapia in pochi poli regionali e un’assistenza domiciliare che, pur essendo presente, “non è del tutto omogenea sul territorio”.
Sul fronte delle iniziative associative, AIOM Sardegna ha puntato in particolare sulla prevenzione delle infezioni e sulla nutrizione clinica. “Mi sento di citare assolutamente un programma dedicato alla protezione vaccinale del paziente oncologico, sia in trattamento sia in follow-up, attraverso incontri scientifici regionali e la divulgazione di materiali informativi. Questo progetto si sta traducendo operativamente nel progetto ‘Vax Populi’, attivo in diverse realtà aziendali della Sardegna, che struttura percorsi preferenziali per l’offerta vaccinale e facilita l’interazione con i servizi di igiene e sanità pubblica”.
Un secondo filone di lavoro riguarda la valutazione nutrizionale precoce, con un progetto rivolto agli oncologi, ai medici di medicina generale e ai professionisti della nutrizione con l’obiettivo di individuare tempestivamente i pazienti a rischio di malnutrizione e migliorare l’aderenza ai trattamenti. A queste attività si affiancano giornate formative dedicate ai pazienti e ai caregiver su alimentazione e attività fisica. L’obiettivo, conclude Pusceddu, è “aumentare la consapevolezza del problema e migliorare la presa in carico rapida”, contribuendo a una gestione sempre più appropriata del percorso oncologico.
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