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Campania-Governo: ormai è scontro totale. De Luca ricorre al Tar contro il mancato aggiornamento dei criteri di riparto del Fondo sanitario e chiede la nomina di un commissario

Dopo la diffida dello scorso aprile la Regione ha deciso di presentare formale ricorso al Tribunale amministrativo per denunciare “l’inerzia di Mef e Salute” e rimarcando come “l’immobilismo dei dicasteri” arreca “un gravissimo danno ai cittadini della Regione”. E per questo si chiede la nomina di un Commissario per definire i nuovi criteri che oggi vedono i “cittadini campani svantaggiati”. IL TESTO DEL RICORSO

13 GIU -

Dopo il no al Dm 71 che ha portato alla mancata intesa in Stato-Regioni e costretto il Governo ad approvare il provvedimento per proprio conto si allarga la frattura tra la Regione Campania e l’Esecutivo. Il nodo del contendere sono sempre le risorse e nello specifico il mancato aggiornamento dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale che oggi sostanzialmente avviene in base alla popolazione delle varie regioni corretta per l’anzianità.

La Regione guidata da Vincenzo De Luca già lo scorso aprile aveva diffidato il Governo ad emanare il decreto di aggiornamento in modo da poterlo approvare in Stato Regioni ma al momento non è giunto nessun testo e per questo la Campania ha deciso di presentare un ricorso al Tar del Lazio dopo aver nuovamente bloccato anche in seno alla Conferenza delle Regioni nuove proposte.

“Alla predetta istanza – si legge nel ricorso - , notificata in data 1.4.2022, non è stato, a tutt’oggi, fornito alcun riscontro dalle Amministrazioni competenti, le quali, perseverando nel proprio atteggiamento, inspiegabilmente inerte rispetto al dovere di adempiere un obbligo direttamente discendente dalla legge (dall’art. 27, comma 7, del d.lgs. n. 68/2011), continuano, con la propria condotta omissiva, ad arrecare un gravissimo danno ai cittadini della Regione Campania (ma non solo), tenuto conto che, per effetto del metodo sinora seguito al fine del riparto, alla Regione Campania è stata attribuita la più bassa quota pro capite di fondo sanitario, con un importo per ciascun cittadino campano pari in media a 45,00 € in meno rispetto alla quota pro capite nazionale, a discapito della qualità e della quantità dei servizi erogabili alla cittadinanza, pur a fronte di condizioni socioeconomiche oggettivamente e gravemente svantaggiate”.

“L’immobilismo dei dicasteri – prosegue la Campania - produce l’effetto della persistente applicazione (in regime derogatorio e transitorio, pur in assenza dei richiesti presupposti legislativi) del criterio di riparto del FNS, che prevede l’età anagrafica quale unico fattore di correzione della quota pro capite, che il legislatore ha inteso per contro superare, a tutela dell’effettività della tutela del diritto alla salute, con la doverosa adozione di provvedimenti in linea coi parametri sopra segnalati, introdotti dalla l. 662/1996 in coerenza cogli artt. 3, 32 e 97 Cost”.

Nella sostanza la Regione chiede che ai fini del riparto siano inseriti anche nuovi criteri  quali le “caratteristiche demografiche; il contesto socioeconomico, lo stato di salute (o carico di malattia, soprattutto per patologie cronico degenerative) e lo stato dell’offerta dei servizi quali-quantitativa”.

Ma non solo in caso di ulteriore inerzia la Regione chiede di “nominare, sin d’ora, un Commissario ad acta che si sostituisca alle Amministrazioni intimate nell’esercizio della rispettiva attività provvedimentale”.


Il clima come già spiegavamo la settimana scorsa non è dei più rosei con il serio rischio di ritardare ulteriormente il riparto delle risorse del 2022 che in un periodo dove le Regioni lamentano l'ammanco di 4 mld rende la situazione molto pericolosa per i bilanci e soprattutto per la programmazione delle politiche sanitarie in pieno Pnrr.

L.F.



13 giugno 2022
© Riproduzione riservata

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