Arresto cardiaco. Solo il 16% degli italiani interverrebbe con le manovre di rianimazione, il 29% si limiterebbe a chiamare i soccorsi

Arresto cardiaco. Solo il 16% degli italiani interverrebbe con le manovre di rianimazione, il 29% si limiterebbe a chiamare i soccorsi

Arresto cardiaco. Solo il 16% degli italiani interverrebbe con le manovre di rianimazione, il 29% si limiterebbe a chiamare i soccorsi
Il dato da uno studio condotto dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future e rilanciato dall’Irc (Italian Resuscitation Council) alla vigilia della Giornata Internazionale della Rianimazione Cardiopolmonare. Tra i fattori di maggiore resistenza, la paura di peggiorare la situazione (56%) e la scarsa conoscenza delle manovre di emergenza (42%). Da Irc eventi gratuiti, attività interattive e dimostrazioni pratiche in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione.

Solamente il 16% degli italiani, in caso di arresto cardiaco, interverrebbe con le corrette procedure di primo soccorso come il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico esterno (DAE). Il 29% della popolazione si limiterebbe a chiamare i soccorsi, il 21% offrirebbe supporto, ma senza agire direttamente, il 32% agirebbe solo se guidato dalle indicazioni di un operatore al telefono e il 2% non interverrebbe in alcun modo. Tra i fattori di maggiore resistenza, ci sarebbero la paura di peggiorare la situazione (56%) e la scarsa conoscenza delle manovre di emergenza (42%). È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, progetto sull’informazione consapevole nato nel 2023 dalla collaborazione tra Credem e Almed (Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), rilanciata dall’Italian Resuscitation Council (IRC) alla vigilia della Giornata Internazionale della Rianimazione Cardiopolmonare – Word Restart a Heart Day (16 ottobre) promossa dall’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR), consenso mondiale sul trattamento dell’arresto cardiaco.

Sebbene il 63% degli italiani si dichiari abbastanza (57%) o molto (6%) informato sull’arresto cardiaco, solo il 24% saprebbe definirlo esattamente e appena l’11% distinguerebbe correttamente un arresto cardiaco da un infarto. La partecipazione a corsi di primo soccorso è ancora bassa: il 74% del campione non ne ha mai frequentato uno e il 12% non ricorderebbe le indicazioni ricevute nei corsi che ha seguito. Il restante 14% ha svolto una formazione specifica sul tema e ne ricorda bene i contenuti. Il 20% del campione conosce i defibrillatori automatici esterni (DAE) e sa come funzionano, mentre circa il 70% li ha solo sentiti nominare, e il 5% non sa cosa sono.

L’84% di chi non ha mai seguito un corso sarebbe interessato a partecipare a una formazione, anche breve, della durata di 4-5 ore.

“Questi dati evidenziano l’urgenza di promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e di dare piena attuazione alla legge italiana 116/2021, che introduce interventi mirati per intervenire in modo più efficace in caso di arresto cardiaco, come la formazione obbligatoria a scuola sul primo soccorso, e per aumentare le probabilità di sopravvivenza”, dichiara in una nota Andrea Scapigliati, presidente di Italian Resuscitation Council (IRC), docente di anestesia e rianimazione dell’Università Cattolica e responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Terapia Intensiva cardiochirurgica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

“Le tecniche di primo soccorso – prosegue Scapigliati – dovrebbero essere insegnate fin dalla scuola, trasmesse ai giovani e agli operatori delle strutture sportive, integrate nei percorsi per il conseguimento della patente di guida e diffuse il più possibile nella popolazione. In questa direzione si inserisce l’accordo recentemente siglato da IRC con l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica (UNASCA), volto a promuovere l’inserimento della formazione sul primo soccorso nei corsi per futuri automobilisti. Un altro strumento previsto dalla legge, ma ancora adottato solo in alcune regioni, è l’app nazionale per smartphone che consente di localizzare i defibrillatori automatici esterni (DAE) presenti sul territorio, facilitando un intervento tempestivo. Misure come queste possono fare la differenza: ogni anno in Europa si verificano circa 400.000 arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 60.000 in Italia, e la sopravvivenza media si ferma a livello europeo al 7,5%. Dove la formazione è più diffusa, le probabilità di sopravvivere possono triplicare. È quindi essenziale coinvolgere e formare il maggior numero possibile di persone”.

Per sensibilizzare su questi temi, IRC, società scientifica senza scopo di lucro riconosciuta dal Ministero della Salute, che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare, promuove tra il 13 e il 19 ottobre “VIVA! La settimana della rianimazione cardiopolmonare” con decine di eventi gratuiti e aperti al pubblico in più di 20 città in tutta Italia – tra cui Roma, Bologna, Torino, Napoli, Cagliari, Catania, Modena, Chiavari, Novara, Gela e Nuoro. Tra le attività in programma anche una maxi-formazione sull’Isola della Maddalena (Sardegna) che coinvolgerà oltre 300 partecipanti.
Giunta alla tredicesima edizione, l’iniziativa ha il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei deputati, Ministero per lo Sport e i Giovani, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Sport & Salute.

15 Ottobre 2025

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