Minori con i coltelli. Garante infanzia ai media: “Attenti a non produrre emulazione”

Minori con i coltelli. Garante infanzia ai media: “Attenti a non produrre emulazione”

Minori con i coltelli. Garante infanzia ai media: “Attenti a non produrre emulazione”

La Garante mette in guardia dai possibili effetti emulativi “che si possono ingenerare pubblicando e amplificando dettagli che vanno oltre a ciò che è essenziale per esercitare il diritto di cronaca”. Sul fronte social, “non più rinviabile l’età minima a 16 anni”. E richiama alla responsabilità le aziende Big Tech.

Il filmato del tredicenne che ha cercato di uccidere la propria professoressa; i dettagli sul progetto di un diciassettenne di replicare la strage di Columbine; altri minorenni che accoltellano un quattordicenne; un ragazzino che va a scuola con il coltello a serramanico denunciato dai carabinieri. “Notizie che segnalano un fenomeno preoccupante e non possono essere omesse” ma che sulle quali “serve cautela nel maneggiare queste informazioni: il rischio emulazione è concreto”. A richiamare l’attenzione sul tema è Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che rivolge il suo appello a testate giornalistiche, professionisti dell’informazione e media, ma anche alle famiglie.

“Le regole deontologiche dell’Ordine dei giornalisti – si legge sulla nota dell’Autorità – si limitano a normare l’informazione in casi di suicidio, tentato suicidio e atti di autolesionismo, prescrivendo di evitare descrizioni dettagliate dei luoghi, dello svolgimento dei fatti e di ogni altro particolare che possa generare emulazioni. Il Codice autoregolamentazione tv e minori si preoccupa invece di evitare che sullo schermo passino sequenze crude o brutali o scene che possano creare turbamento o imitazione da parte dei minorenni”.

“Oggi i mezzi di diffusione delle immagini e dei video sono numerosi e poco controllabili” osserva Terragni. “Social, condivisione nei sistemi di messaggistica e altri. A maggior ragione giornalisti e testate dovrebbero prestare attenzione – anche oltre la deontologia – agli effetti emulativi che si possono ingenerare pubblicando e amplificando dettagli che vanno oltre a ciò che è essenziale per esercitare il diritto di cronaca”.

Sul fronte social, per Terragni non più rinviabile una regolamentazione che porti a 16 anni l’età minima per accedere alle piattaforme, come l’Autorità garante chiede dal 2018, insieme a una precisa chiamata di responsabilità delle aziende Big Tech. “Un Tribunale di Los Angeles, lo scorso 25 marzo, ha condannato Meta e Google ritenendole responsabili di aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei minori, con danni alla salute mentale”, si ricorda nella nota. “Il che non ci dispensa da un forte impegno educativo, chiamando anche le famiglie, primissima agenzia, a prestare la massima attenzione. Pure nell’intercettare i comportamenti devianti dei figli”, conclude Terragni.

07 Aprile 2026

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