Ricerca. Istituto ‘Carlo Besta’ riceve finanziamenti per 12 milioni dall’Ue

Ricerca. Istituto ‘Carlo Besta’ riceve finanziamenti per 12 milioni dall’Ue

Ricerca. Istituto ‘Carlo Besta’ riceve finanziamenti per 12 milioni dall’Ue
I fondi saranno utilizzati per sviluppare studi applicati alle nanotecnologie contro il glioblastoma, ai meccanismi genetici del dolore e all'epilessia. Per i primi due progetti l'istituto è stato scelto in qualità di coordinatore, per il terzo come co-coordinatore.

Oltre 12 milioni di euro per trovare i 'geni del dolore', applicare le nanotecnologie alla chirurgia del più grave dei tumori cerebrali, il glioblastoma, e sviluppare la conoscenza delle epilessie e della loro genetica. Sono queste le coordinate del finanziamento pluriennale che l’Istituto Neurologico “Carlo Besta” riceverà dall’Unione Europea per due nuovi progetti di ricerca di cui è coordinatore e di un terzo di cui è co-coordinatore.
I tre progetti:
Nanotecnologie contro il glioblastoma (progetto TheraGlio)
Il progetto ha come obiettivo applicare le nanotecnologie alla chirurgia di uno dei più gravi tumori del cervello, il glioblastoma, per il quale oggi non c’è cura e che colpisce oltre 1200 persone all’anno in Italia. In particolare, lo studio, coordinato da Francesco DiMeco, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia dell’Istituto Neurologico “Carlo Besta”, studierà speciali microbolle, piccole bolle d’aria grandi pochi milionesimi millimetro, da una parte per somministrare direttamente al glioblastoma agenti antitumorali, usando le microbolle come dei vettori, e dall’altra per rendere ben visibile la massa tumorale sia all’occhio del chirurgo durante l’operazione, grazie a un fenomeno di fluorescenza, sia alla risonanza magnetica e all’ecografia intraoperatoria, utilizzando le stesse microbolle come mezzo di contrasto multimodale.

I meccanismi genetici del dolore (progetto PROPANE)
Il progetto, coordinato da Giuseppe Lauria, ricercatore dell’Istituto Neurologico Besta, analizzerà la forte variabilità che il dolore neuropatico ha tra un paziente e l’altro, risultando per alcuni lieve e per altri è insopportabile. La ricerca prevede di arruolare 1500 pazienti con neuropatia diabetica o idiopatica selezionati da quattro centri clinici europei. I ricercatori analizzeranno il loro DNA per cercare eventuali mutazioni genetiche che spieghino la “soggettività” del dolore. Inoltre, queste mutazioni saranno ricreate in laboratorio a livello cellulare per sperimentare e individuare il farmaco più efficace per ciascuna di esse.

Una chiave genetica per l’epilessia (progetto DESIRE)
Il progetto, a cui l’Istituto Neurologico Besta partecipa come co-coordinatore, ha come obiettivo generale l’identificazione e la prevenzione delle alterazioni di sviluppo, maturazione e adattamento del cervello, che sono implicate nelle epilessie infantili e nelle loro conseguenze sull’evoluzione delle funzioni cerebrali. Particolare attenzione sarà dedicata all’identificazione di mutazioni genetiche e alla loro interazione con fattori ambientali e a marcatori biologici utili per identificare la malattia e predirne lo sviluppo. Le linee di studio, seguite dall’Istituto, sotto il coordinamento di Giuliano Avanzini, professore emerito dell’Unità di neurofisiopatologia ed epilettologia diagnostica dell’Istituto Neurologico “Carlo Besta”, si concentreranno sullo sviluppo di nuove metodiche diagnostiche e terapeutiche nelle epilessie conseguenti a malformazioni cerebrali e nelle encefalopatie epilettiche.

Questi tre progetti di ricerca si collocano all’interno dell’ attività scientifica e clinica dell’Istituto che costituisce uno dei maggiori centri nazionali e internazionali per la ricerca e la cura delle patologie neurologiche. Presso la struttura ogni anno si effettuano oltre 6.700 ricoveri, tra ordinari e day hospital, oltre 2500 interventi neurochirurgici, di cui più di 1000 per tumore del cervello, e oltre 266.000 prestazioni ambulatoriali.

“Il finanziamento di questi progetti – sottolinea il presidente dell’Istituto, Alberto Guglielmo – è un importante riconoscimento del ruolo internazionale dell’Istituto per la qualità dell’attività clinica e di quella di ricerca. Questi risultati meritano l’attenzione delle nostre istituzioni, specialmente in questo momento in cui è fondamentale che il nostro istituto abbia lo spazio di cui ha bisogno non solo in termini di ambienti, che pure sono indispensabili, ma anche in termini di sostegno per il suo sviluppo scientifico”.

Per Ferdinando Cornelio, direttore scientifico dell’istituto, i tre progetti “sono improntati a un sano pragmatismo ed evidenziano la capacità di orientarsi verso i problemi reali dei pazienti”. Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni, “sarebbe auspicabile un miglior coordinamento a livello nazionale, perché a livello organizzativo scontiamo un’eccessiva parcellizzazione che non consente una visione organica e d’insieme”. 

30 Maggio 2013

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