Lotta alla droga. Lila: “Assegnare al più presto deleghe con nomina autorevole”

Lotta alla droga. Lila: “Assegnare al più presto deleghe con nomina autorevole”

Lotta alla droga. Lila: “Assegnare al più presto deleghe con nomina autorevole”
La Lega italiana per la lotta contro l'Aids chiede che si individui "un interlocutore per i tanti attori impegnati nel sociale". E alla vigilia della Giornata mondiale Onu di lotta alla droga sottolinea che "la questione è ampia e complessa e non può essere ridotta alla sola prevenzione al consumo".

Procedere al più presto con l’assegnazione della delega alle politiche di contrasto alla droga, “con una nomina autorevole e competente, per fare in modo che i tanti attori impegnati nel sociale abbiano modo di sapere chi sarà il loro interlocutore, e quale il loro futuro, insieme a quello di milioni di persone”. E’ l’appello lanciato dalla Lega italiana per la lotta contro l’Aids (Lila), alla vigilia della Giornata mondiale Onu di lotta alla droga.

"Sostanze e dipendenze interessano molte persone e diverse professionalità – prosegue la Lila – Dal ministro della Salute abbiamo appreso che la prevenzione all'uso e all'abuso di droghe, legali e illegali, è tra le sue priorità. Ma la questione droghe è ampia e complessa, e non può essere ridotta alla sola prevenzione al consumo”.

Secondo le stime della Lila, in Italia “oltre un terzo dei detenuti sono in carcere per avere violato la legge sulle droghe. Dall'istituzione della Fini-Giovanardi (e grazie anche alla ex-Cirielli) non hanno fatto che aumentare”.

A questo bisogna poi aggiungere che “la criminalizzazione dei consumatori e i tagli ai servizi alimentano l'epidemia di Hiv, è un dato globale e ne abbiamo attuali ed espliciti esempi in Est Europa e in Grecia. In Italia la percentuale sul totale delle nuove infezioni delle persone che usano droghe per via iniettiva si è drasticamente ridotta in questi anni, ma nei Sert la prevalenza di Hiv in questa popolazione è ancora di oltre l'8 per cento, con punte di oltre il 20 per cento in diverse regioni quali la Lombardia, a fronte di una prevalenza nella popolazione generale dello 0,5 per cento. Situazione analoga se non peggiore si presenta con le Epatiti B e C. Per tacere della situazione carceraria, dove la riduzione del danno non può proprio entrare”. 

25 Giugno 2013

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