Malasanità. Fazio: “Provvedimenti urgenti per rivedere l’intramoenia”

Malasanità. Fazio: “Provvedimenti urgenti per rivedere l’intramoenia”

Malasanità. Fazio: “Provvedimenti urgenti per rivedere l’intramoenia”
Il Governo potrebbe approvare provvedimenti di urgenza contro la mancanza di trasparenza nel rapporto pubblico-privato, in attesa di una regolamentazione legislativa più rigorosa. Ad annunciarlo è stato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel corso del suo intervento alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io.

Il sistema dell’intramoenia è poco limpido e crea disordine all’interno dell’organizzazione delle strutture ospedaliere. Lo ha dimostrato anche il “caso Messina”. Serve una legge più chiara e rigorosa, ma nel frattempo il Governo potrebbe intervenire con provvedimenti di urgenza per definire meglio l’attività libero professionale all’interno delle strutture pubbliche. Ad annunciarlo è stato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo a Radio Anch’io, la trasmissione di Radio Uno condotta da Ruggero Po e oggi dedicata al tema della malasanità. Al dibattito hanno partecipato Ignazio Marino (Pd), presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn; Melania Rizzoli (Pdl), membro della commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali; e Cesare Fassari, direttore di Quotidiano Sanità. Intervenuto, tra gli altri, il presidente della Fiaso, Giovanni Monchiero.

Il confronto è partito dalla recente vicenda del Policlinico di Messina, che ha visto due ginecologi arrivare alle mani per contendersi l’assistenza al parto di una donna. Se il medico di turno rivendicava infatti la responsabilità della sala operatoria, il ginecologo della donna pretendeva di far partorire la paziente che aveva avuto in cura durante tutto il decorso della gravidanza.
Il fatto, oltre a rappresentare una vicenda grave dal punto di vista disciplinare, ha messo ancora una volta in evidenza i difetti del sistema intramoenia, in particolare là dove un medico libero professionista entra a gamba tesa nella sala operatoria di una struttura pubblica togliendo al medico di turno il controllo sull’intervento da eseguire. “È giusto che vi sia un rapporto tra pubblico-privato – ha detto Fazio -, ma va regolamentato con chiarezza e soprattutto con una rigida governance pubblica. La legge attuale è sicuramente migliorabile, ma si potrebbero adottare provvedimenti urgenti per definire meglio queste questioni”.

Uno sforzo verso la trasparenza e la governance va fatto nei confronti di tutto il sistema, ha osservato il ministro. Sottolineando come questa sia la condizioni fondamentale per avere una sanità di qualità e a costi contenuti. “La cattiva sanità – ha osservato Fazio – costa tanto perché il suo obiettivo non è la qualità, ma gli interessi politici ed economici. Credo che tutti i presidenti delle Regioni lo abbiano capito e stiano facendo uno sforzo per combattere l’interesse privato nel pubblico. Un aspetto che interessa anche i medici e sul quale dobbiamo agire con tolleranza zero”. Secondo il ministro, il caso di Messina “non è stato solo inaccettabile da un punto di vista sanitario, ma anche sotto l’aspetto civile, cioè dei rapporti umani e della vita, a maggior ragione quando sono coinvolti dei pazienti. L’ho già detto e lo ribadisco: spero che vengano presi provvedimenti disciplinari esemplari che siano anche un monito per l’intero sistema”. E perché eventi del genere non si ripetano, il ministro ha assicurato che “ci impegneremo con le regioni e con tutti gli strumenti a disposizione per garantire verifiche e provvedimenti severi dove ce ne sia bisogno”.

Più controllo e rigore anche secondo Ignazio Marino e Melania Rizzoli. “Gli errori mortali in sanità sono una quota piccolissima rispetto ai milioni di interventi di qualità che vengono effettuati ogni giorno. Questo non li rende però meno gravi”, ha osservato Marino secondo il quale la soluzione più efficace non è quella di intervenire con punizioni severe quando si verifica un evento grave, bensì prevenire quell’evento attraverso un sistema che costantemente verifichi la qualità delle strutture sanitarie. A questo, secondo il senatore, dovrebbe essere deputata un’“agenzia super partes, cioè non controllata dalla politica, che senza preavviso entri negli ospedali ogni 1-2 anni per verificarne la sicurezza”. Allo stesso modo occorre intensificare il lavoro sugli indicatori di valutazione delle performance del Ssn. “In commissione svolgiamo ormai due anni un’analisi su tutte le strutture dell’intero territorio nazionale che, attraverso metodi scientifici, ci permette di vedere esattamente come funzionano le cose ed evidenziare le differenze su cui, sottolineo, il Governo ha il dovere di intervenire”.
Riguardo all’intramoenia, Marino sostiene la necessità di una “divisione netta tra pubblico e privato, perché l’attuale sistema non equo, a partire dalle liste di attesa. Il Ssn si deve fare carico di tutti ed offrire a tutti le stesse opportunità di cura”. Quanto all’interferenza di interessi politici sui manager e i medici, il senatore ha concluso: “Questa è una colpa che hanno avuto tutte le parti politiche e che deve finire. I direttori generali, i direttori sanitari e i primari devono smettere di rispondere ai padrini politici e cominciare a rispondere ai risultati di qualità”.
“Sganciare politica dal sistema sanitario è un dovere” anche per Melania Rizzoli, secondo la quale gli interessi politici sono una minaccia per servizi, ma anche spese e costi. “Non a caso – ha osservato Rizzoli – il commissariamento di diverse Regioni è stato proprio legato alla verifica di situazione di forte disavanzo e poca trasparenza”. La deputata del Pdl condivide anche la necessità di intervenire sull’intramoenia: “La commistione pubblico e privato all’interno della struttura pubblica crea malumori, confusione e una sanità a due velocità che andrà assolutamente regolarizzata”. “La maggior parte degli errori – sottolinea Rizzoli – sono causati dalla mancanza e dal non rispetto delle regole. È in questo a fare la differenza non è solo la struttura, ma anche il comportamento dei medici e dei professionisti sanitari che vi operano”.
Il presidente della Fiaso, Giovanni Monchiero, ha ribadito la sua contrarietà, già più volte espressa, al sistema dell'intramoenia, perché "se da un lato valorizza la professionalità del medico, dall’altro si scontra con i livelli organizzativi dell’ospedale".

A tirare le fila di un’ora di confronto è stato il direttore di Quotidiano Sanità, Cesare Fassari. “Una sanità senza errori non esisterà mai, e i cittadini devono ricordarlo”. Secondo Fassari, però, c’è molto spazio su cui lavorare per migliorare la qualità dei servizi. E per farlo l’Italia dovrebbe porre rimedio a una grave carenza: “Mancano dati certi. Non c’è, nel nostro Paese, nessuna banca dati che raccolga le informazioni dettagliate su tutti i casi di cosiddetta malasanità. Esiste sì, il monitoraggio degli eventi sentinella, ma non basta". Il direttore di Quotidiano Sanità ha quindi ricordato un episodio mediatico esemplare: alcuni anni fa un’associazione professionale diffuse la notizia che ogni giorno 90 persone morivano a causa di errori medici. “Tutti sapevamo che era un dato esagerato – ricorda Fassari -, ma nessuno, neanche le istituzioni, erano in grado di smentirlo con dati veri. Come si può intervenire su un fenomeno che non si conosce?”.
 
L.C.
 

08 Settembre 2010

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