Onda: “Ridurre i cesarei, ma in massima sicurezza”
Dopo il nuovo episodio di Messina, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna rilancia il tema dell’eccessivo ricorso al cesareo e della sicurezza del parto. Contemporaneamente lancia uno spot per “sensibilizzare le donne al concetto di naturalità del parto”.
“Come vorresti raccontare l’esperienza del tuo parto? Come un evento naturale o come un intervento chirurgico? Scegli il parto cesareo solo se necessario”.
È questo il claim dello spot realizzato da Onda-Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna in collaborazione con l'OMS, per promuovere il parto naturale. Lo spot sarà trasmesso sulle principali emittenti nazionali e rappresenta la risposta di Onda all’eccessivo ricorso ai cesarei nel nostro Paese.
“Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare le donne al concetto di naturalità del parto, e le strutture ospedaliere a ridurre costantemente il numero dei parti cesarei fino ad avvicinarsi alla soglia del 20% prevista dal Ministero della Salute promuovendo l'anestesia epidurale”, ha affermato la presidente di Onda Francesca Merzagora. “Il nostro comitato scientifico, in partnership con il dipartimento di Salute Riproduttiva e Ricerca dell’OMS, ritiene infatti che il ricorso al cesareo sia consigliabile solo in caso di necessità clinica o in una situazione di emergenza nell’interesse del nascituro e della donna”.
“Questo – ha concluso Merzagora – è esattamente il caso che si è prospettato all'ospedale Papardo, almeno da quanto si apprende da notizie di cronaca”.
Nonostante ciò, quello di Messina rappresenta un caso emblematico.
“Al di la del singolo episodio, chiaramente dovuto ad un errore di valutazione, i cesarei in eccesso sono il segnale di una patologia del sistema e, come ha già fatto notare il ministro Fazio, di forme di «non trasparenza»”, ha commentato Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica di Roma. “Certamente indicano problemi strutturali, organizzativi, economici e di responsabilità medica. A partire dalle strutture che non garantiscono l’epidurale 24 ore su 24 e che preferiscono orientarsi verso il parto cesareo anche in assenza di reale necessità. Molti cesarei – ha proseguito Ricciardi – sono determinati da una eccessiva cautela da parte del medico, specialmente nei casi in cui la struttura sanitaria non è adeguata. Non tutti gli ospedali, infatti, possono fornire un elevato livello di sicurezza”.
Ma l’altro fattore determinante sono le conseguenze legali per il medico: “dato che la maggior parte delle strutture non tutela il medico in caso di complicazioni, questo preferisce evitare problemi legali ricorrendo direttamente al cesareo.
E la donna opta per il cesareo per gli stessi motivi. La situazione, però, porta a delle conseguenze sia in termini di salute (dolore post-operatorio, ricorso al cesareo anche per i parti successivi) sia economici (degenza più lunga). Ci vorrà tempo per modificare questo malcostume, ma qualcuno si è già mosso, come l’Ospedale San Leonardo Castellamare di Stabia – Nuovo Gragnano, che ha ridotto il ricorso ai parti cesarei dal 60 al 19% a dimostrazione che anche al Sud, se si applicano le Linee Guida, il problema si può risolvere”, ha concluso.
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