Gli avvisi sanitari sui possibili rischi associati all’uso dei social media potrebbero scoraggiarne l’utilizzo tra adolescenti e giovani adulti e aumentare la consapevolezza dei loro potenziali effetti sulla salute.
A suggerirlo è uno studio della Stanford Medicine, pubblicato su JAMA Health Forum, che ha coinvolto 1.012 giovani tra i 13 e i 29 anni.
La ricerca non ha misurato una riduzione effettiva del tempo trascorso sui social, ma ha valutato quanto diversi messaggi di avvertimento fossero percepiti dai partecipanti come capaci di scoraggiarne l’uso e di aumentare la consapevolezza dei rischi.
Lo studio nasce sulla scia dell’appello lanciato nel 2024 dall’allora Surgeon General degli Stati Uniti, Vivek Murthy, per introdurre sui social media avvertenze sanitarie analoghe a quelle utilizzate per altri prodotti associati a rischi per la salute. Da allora alcuni Stati americani hanno approvato norme in materia, mentre la legge della California entrerà in vigore il 1° gennaio 2027. “Non sapevamo cosa dovessero dire gli avvisi sui social media, né se fossero efficaci nel modificare i comportamenti – ha spiegato Anna Grummon, professoressa associata di Pediatria alla Stanford Medicine e autrice principale dello studio –. A volte, anche piccoli cambiamenti agli avvisi fanno la differenza”.
Testati diversi messaggi sui rischi per la salute
I ricercatori hanno coinvolto circa per metà adolescenti tra i 13 e i 17 anni e per metà giovani adulti tra i 18 e i 29 anni. I partecipanti hanno fornito informazioni sulle proprie caratteristiche demografiche e sulle piattaforme social utilizzate.
Sono stati quindi sottoposti a una serie di messaggi di avvertimento relativi a diversi aspetti della salute: dipendenza dai social media, immagine corporea negativa, disturbi del sonno, depressione, ansia, danni generali alla salute mentale e mancata dimostrazione della sicurezza dei social media per i giovani. È stato inoltre testato l’avvertimento previsto dalla normativa della California.
Tra i messaggi proposti figuravano, ad esempio, un avviso sui possibili problemi del sonno e uno sull’associazione tra social media e danni significativi alla salute mentale di bambini e giovani adulti.
Poiché alcune piattaforme hanno proposto di utilizzare propri messaggi, i ricercatori hanno testato anche un invito a fare una pausa dallo schermo, simile a quelli già utilizzati sui social. Come controllo è stato invece impiegato un messaggio sulla sicurezza delle cinture di sicurezza, tema rilevante per i giovani ma non collegato all’uso dei social media.
I messaggi sono stati mostrati in ordine casuale e presentati graficamente come se comparissero su una pagina Instagram. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare quanto ciascun avviso li scoraggiasse dall’utilizzare i social media e quanto aumentasse la loro consapevolezza dei rischi associati al loro utilizzo.
Salute mentale, depressione e ansia gli avvisi più efficaci
Tutti i messaggi di avvertimento sui social media sono stati giudicati dai partecipanti più efficaci rispetto al messaggio di controllo. Gli avvisi che facevano riferimento agli effetti sulla salute, con l’eccezione di quello sulla dipendenza, sono stati inoltre considerati più efficaci rispetto al semplice suggerimento di fare una pausa dallo schermo.
A ottenere le valutazioni migliori sono stati i messaggi relativi ai danni generali alla salute mentale, alla depressione e all’ansia.
“Se dovessi fare un’ipotesi, direi che si tratta di danni che toccano profondamente le persone – ha osservato Grummon –. Le persone potrebbero pensare: ‘È vero, posso immaginare che succeda anche ai miei amici o a me’, e questi sono problemi che stanno loro a cuore”.
Adolescenti e giovani adulti hanno mostrato reazioni sostanzialmente simili. Un risultato non scontato per i ricercatori, che avevano ipotizzato possibili differenze legate all’età.
“Se si hanno un paio d’anni in più, l’esperienza con i media digitali cambia molto rapidamente – ha spiegato Thomas Robinson, professore di Salute infantile alla Stanford Medicine e autore senior dello studio –. Ma i nostri partecipanti adolescenti e giovani adulti hanno costantemente dichiarato di ritenere che questi messaggi avrebbero ridotto il loro utilizzo dei social media”.
Anche l’avvertimento previsto dalla California ha ottenuto valutazioni comparabili a quelle degli altri messaggi sanitari, nonostante la formulazione più lunga e complessa. Il testo sottolinea che, sebbene i social media possano offrire benefici ad alcuni giovani utenti, sono associati a danni significativi per la salute mentale e che la loro sicurezza per i giovani non è stata dimostrata.
Ora bisogna verificare l’effetto sui comportamenti
I risultati, sottolineano gli stessi ricercatori, non consentono ancora di stabilire se la comparsa di questi avvisi porti realmente adolescenti e giovani adulti a trascorrere meno tempo sui social media. Saranno necessari ulteriori studi per misurarne l’impatto sui comportamenti effettivi.
“Con sostanze come il tabacco e l’alcol riscontriamo, in media, che le etichette di avvertimento ben progettate modificano il comportamento – ha spiegato Grummon –. Ma i social media sono un prodotto completamente diverso dalle sigarette, dall’alcol o dalle bevande zuccherate, dove basta apporre l’avvertenza sul prodotto e questa rimane lì”.
Nel caso dei social, infatti, gli avvertimenti previsti dalle normative assumono prevalentemente la forma di pop-up che compaiono durante l’utilizzo delle piattaforme. “Dobbiamo approfondire come questo influenzi il comportamento”, ha concluso Grummon.