Violenze in strutture socio-sanitarie. Gli Educatori professionali Anep: “Indignati, ma Istituzioni sono immobili”

Violenze in strutture socio-sanitarie. Gli Educatori professionali Anep: “Indignati, ma Istituzioni sono immobili”

Violenze in strutture socio-sanitarie. Gli Educatori professionali Anep: “Indignati, ma Istituzioni sono immobili”
La Associazione dell’Associazione Maria Rita Venturini interviene sui casi di cronaca delle ultime settimane in alcune strutture. “Al di là della colpevolezza e delle giuste conseguenze che dovranno ricadere sugli autori diretti dei reati, sia necessaria una riflessione: servono controlli ed un sistema nazionale di accreditamento delle strutture sociali e socio sanitarie”

L’Associazione Nazionale Educatori Professionali (Anep), in merito ai recenti gravissimi reati contestati ad operatori ed educatori professionali o presunti tali, che operavano nelle strutture di Livorno, di Grottaferrata e di Parma “non può che esprimere totale indignazione e si stringe attorno alle persone vittime delle violenze e alle loro famiglie”. Lo evidenzia in una nota la Presidente Nazionale ANEP Maria Rita Venturini in merito ai casi di cronaca delle ultime settimane.
 
“Riteniamo però – evidenzia Venturini – che, al di là della colpevolezza e delle giuste conseguenze che dovranno ricadere sugli autori diretti dei reati, sia necessaria una riflessione che vada oltre i sentimenti di rabbia e indignazione che si provano quando succedono fatti del genere che vanno a ledere la dignità delle persone e, ancor più grave, la dignità delle persone fragili. Riflessioni sulle quali non possiamo non coinvolgere le Istituzioni richiamandole alle loro responsabilità. Abbiamo appreso dalla stampa che, nel caso di Grottaferrata, la Regione Lazio intende costituirsi parte civile, che il Ministro Lorenzin ha fatto appello affinché il DDL che prevede l'aggravante per chi commette reati all'interno delle strutture socio sanitarie riprenda il suo iter in parlamento. Tutto giusto, ma cosa ha fatto e cosa sta facendo la Regione Lazio e le Regioni tutte per impedire che fatti del genere continuino ad accadere? Cosa sta facendo il Ministro Lorenzin ma anche il Ministro Poletti perché un sistema di accreditamento delle strutture sociali e socio sanitarie sia definito a livello nazionale e perché siano assicurate, su tutto il territorio, adeguate prestazioni professionali? E ancora, che cosa sta facendo il Ministro Giannini affinché sia assicurata una formazione unica a livello universitario per l'educatore professionale o per impedire che le Regioni si arroghino ancora il diritto di formare operatori con funzioni educative con corsi di poche centinaia di ore? Dobbiamo ancora denunciare l'assoluta incongruità con cui al momento le singole Regioni, in completa autonomia, permettono a chiunque di svolgere le funzioni riabilitative/educative e di cura rivolte a persone in stato di fragilità”.
 
In questo senso Anep evidenzia come “l'adesione all'Associazione e la sottoscrizione del Codice Deontologico possa essere punto di forza e riferimento per il professionista, il datore di lavoro e la cittadinanza ma non si può derogare dalla qualità del sistema socio sanitario la cui regolamentazione e vigilanza spetta alle Istituzioni. E non ci si può nascondere dietro un dito riferendo, ad esempio, che la struttura di Parma era privata e non c'era convenzione alcuna con l'Azienda Sanitaria. Ogni struttura, sociale o sanitaria che sia, per essere aperta ha bisogno di autorizzazione specifica che viene data in base a specifici regolamenti che evidentemente considerano le persone fragili e la solitudine degli anziani più in termini di costi che in termini di protezione sociale. Non si può correre ai ripari costituendosi poi parte civile: le vittime reali sono coloro che hanno subito le violenze e, semmai, quel che è stato offeso è il buon nome degli educatori professionali. Già, il buon nome di migliaia di educatori che quotidianamente svolgono con cura e professionalità il proprio lavoro, che mettono al centro di ogni intervento la persona umana e che, quando succedono fatti così incresciosi, non possono far altro che chiedere scusa alle vittime e ai loro familiari…..anche a nome delle Istituzioni che ancora restano nell'immobilismo più totale”. 

13 Febbraio 2016

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