Il Governo ha messo mano, a distanza di oltre dieci anni, ai criteri che regolano la scelta delle Regioni di riferimento utilizzate per calcolare i costi e i fabbisogni standard della sanità italiana. Un passaggio tecnico solo in apparenza, ma che incide direttamente sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e sugli equilibri tra le Regioni. Il nuovo DPCM, destinato ad entrare in vigore dal 2025 e che per essere operativo dovrà essere approvato in Coinferenza Stato-Regioni, aggiorna infatti parametri e indicatori che definiscono quali siano le 3 “Regioni benchmark”, superando la cornice ormai datata del 2012.
Con il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, firmato dal Sottosegretario Alfredo Mantovano, viene ridefinito il sistema di criteri che determina la scelta delle Regioni di riferimento per calcolare i costi e i fabbisogni standard in sanità, in applicazione dell’articolo 27 del decreto legislativo 68/2011. Si tratta di un passaggio centrale nel funzionamento del federalismo fiscale in ambito sanitario, poiché da queste Regioni “benchmark” dipende la misura del fabbisogno sanitario standard che guida la ripartizione delle risorse tra i territori.
Il provvedimento parte dal quadro normativo consolidato – dal d.lgs. 281/1997 al d.lgs. 300/1999, dalla legge 42/2009 sul federalismo fiscale alla disciplina dei costi standard – e aggiorna i criteri individuati nel DPCM dell’11 dicembre 2012. L’obiettivo è duplice: allineare la valutazione delle performance regionali all’evoluzione dei sistemi di monitoraggio dell’assistenza sanitaria e valorizzare i percorsi di miglioramento recentemente intrapresi dai sistemi sanitari regionali, in coerenza con gli indirizzi ministeriali e gli obiettivi assistenziali più aggiornati.
Il documento conferma che le Regioni di riferimento devono essere scelte tra quelle in equilibrio economico, non sottoposte a piano di rientro, adempienti e capaci di garantire i livelli essenziali di assistenza. Nel caso in cui meno di cinque Regioni soddisfino queste condizioni, il decreto – come previsto dalla norma – consente di selezionare ulteriori Regioni sulla base del miglior risultato economico, depurando le spese eccedenti rispetto a quelle necessarie a garantire l’equilibrio.
Resta inoltre il vincolo della rappresentatività geografica (Nord, Centro, Sud) e la presenza di almeno una Regione di piccola dimensione territoriale. Una volta individuato il gruppo delle cinque Regioni candidabili, dovrà selezionarne tre, includendo obbligatoriamente la prima classificata.
Nel nuovo Allegato 1, parte integrante del decreto, sono definiti i criteri aggiornati di qualità, appropriatezza ed efficienza. Il testo recepisce anche il parere favorevole della Ragioneria generale dello Stato e quello della Struttura tecnica di monitoraggio (STEM).