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Verso le elezioni. Parlano i responsabili sanità dei partiti. Zampa (PD): “Spesa sanitaria almeno al 7% del Pil. Via tetto spesa personale”

di Giovanni Rodriquez

"Il Pil nonostante tutto è aumentato. L'Italia è stato uno dei paesi che è più cresciuto. Lo si deve porre come punto prioritario della spesa pubblica, e questo perché l'economia è fortemente dipendente della salute come ci ha ampiamente dimostrato il Covid in questi ultimi anni. La salute non può più essere una variabile di spesa. Ci deve essere un impegno a non tornare più indietro con gli investimenti". Così la responsabile sanità del PD in questa intervista illustra le proposte del partito in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre mettendo in guardia da possibili rischi sulla tutela di diritti già acquisiti

09 SET -

Proseguire con gli investimenti avviati dal ministro Speranza per un vero rilancio della sanità pubblica tornando a mettere al centro non solo i pazienti ma anche quel personale sanitario che, dopo esser stato omaggiato nei due anni della la pandemia, sembra sia ora nuovamente tornato nell'oblio. Questi i due principali assi di intervento intorno ai quali è stato costruito il programma per la sanità del Partito Democratico in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre che la responsabile nazionale, Sandra Zampa, ha illustrato a Quotidiano Sanità in questa intervista.

Dottoressa Zampa, come riassumerebbe in poche righe le principali proposte del PD per la sanità in vista
Un potente investimento nella sanità pubblica non inferiore al 7 per cento del Pil in modo da proseguire quei decisi investimenti sul settore già avviati in questi anni con il ministro Speranza. E poi abolire il tetto di spesa per il personale. Personale e potenziamento della sanità pubblica: sono queste le due voci fondamentali attorno alle quali ruota il programma del PD.

Scenda più nel dettaglio.

Prevedere un potente investimento che guarda ad una vera realizzazione del DM 77, una riforma che non può restare solo sulla carta. Così come serve una realizzazione piena delle case di comunità che sappiano aprirsi anche a quelle esigenze di salute psicologica della popolazione oltre che  alla sfera sociale. Serve quindi una reale integrazione con il territorio. Dobbiamo guardare al nesso sociale esistente tra povertà e malattia. E, in tal senso, riconoscere anche  il diritto di tutte le persone senza fissa dimore all'iscrizione al medico di base. Proponiamo inoltre l'istituzione dello psicologo delle cure primarie collocando questa figura dentro un contesto più generale di rilancio della salute mentale pubblica, un settore che è stato letteralmente demolito negli anni. Il territorio deve sapersi fare carico di quelle che per la Meloni sono "devianze" da curare con lo sport. Dobbiamo saper rispondere anche a queste esigenze di salute, soprattutto quelle dei più giovani, e farlo magari anche all'interno di luoghi meno stigmatizzanti. Va poi rilanciata la rete ospedaliera, i medici ospedalieri sono un pezzo fondamentale del nostro Servizio sanitario nazionale. E lo si deve fare partendo anche in questo caso dai professionisti sanitari, andando quindi a rimodulare verso l'alto le remunerazioni dei medici e degli infermieri ben al di sotto di quelle dei loro colleghi europei. Proponiamo inoltre di attribuire tutte le molteplici funzioni che il territorio è chiamato a svolgere nella comunità al Distretto Sociosanitario, istituito obbligatoriamente in tutte le regioni, facendo coincidere ambiti del sanitario e del sociale.

In questo momento di crisi a causa dell'emergenza energia, con quali risorse si potrà portare a compimento tutto questo?
Il Pil nonostante tutto è aumentato. L'Italia è stato uno dei paesi che è più cresciuto. Lo si deve porre come punto prioritario della spesa pubblica, e questo perché l'economia è fortemente dipendente della salute come ci ha ampiamente dimostrato il Covid in questi ultimi anni. La salute non può più essere una variabile di spesa. Ci deve essere un impegno a non tornare più indietro con gli investimenti. Il sistema sanitario è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia. Si tratta quindi di una scelta politica. Quanto vale la salute delle persone? Secondo me tutto. Poi si può discutere di come migliorare l'organizzazione, efficiente la spesa, ma servono risorse. Sono necessarie anche per abbattere quel fenomeno annoso delle liste d'attesa acuitosi con la pandemia. In questo senso l'Emilia Romagna ci ha dimostrato che si possono abbattere magari facendosi carico anche del costo della libera professione, almeno per una quota, per dare risposte a quello che resta un diritto dei cittadini.

Quanto al Covid, come vede il prossimo autunno e la nuova campagna vaccinale?
Dobbiamo assolutamente proseguire la campagna vaccinale con la stessa forza con la quale è stata portata avanti fino ad oggi dal governo. Così come si deve proseguire con un monitoraggio serio dell'andamento epidemiologico. Non si può perdere di vista il Covid, pochi giorni possono fare una grande differenza, questa è una lezione che abbiamo imparato fin troppo bene. Oggi sappiamo di essere tutti molto più tutelati, veniamo da una campagna vaccinale di successo, abbiamo a disposizione diversi farmaci per contrastare il Covid, la situazione è quindi molto differente rispetto a quelle degli anni passati, ciononostante non si può far finta che sia sparito tutto. Il vaccino deve restare al primo posto con un forte investimento sulla comunicazione in vista della prossima campagna vaccinale contro l'influenza e il Covid.

Pensa debba essere riproposto l'obbligo vaccinale?
No, dovrebbe esserci solo una forte raccomandazione specie per alcune fasce d'età. Si valuterà poi nel tempo eventuali obblighi limitati solo ad alcune professioni specifiche come quella sanitaria. In questo senso non mi farei spaventare da quei quattro urlatori di professione no vax. Da chiunque andrà a governare ci aspettiamo che non si vada a sprecare ciò che di buono è stato fatto e costruito nell'ultimo anno e mezzo di campagna vaccinale. 

Anche quest'anno non sono mancate le polemiche sul numero chiuso a medicina. Pensa sia il caso di superarlo?
Il fatto che i test attuali possano non essere una misura valida per selezionare i candidati non credo sia una condizione sufficiente per chiedere l'abolizione del numero chiuso. La programmazione deve partire dalla lettura dei bisogni. Si discuta piuttosto la qualità del test. Certamente è necessario mettere mano su questo aspetto. E in tal senso non capisco le polemiche della Lega su questo aspetto: nel 2018 Salvini era al governo insieme a Conte ed aveva un suo ministro all'Università, come mai non lo ha abolito allora? Io penso che servano medici con un'alta formazione. Quindi bene mettere mano alla formazione e alla programmazione, ma il punto restano la borse di specializzazione, non possiamo ricreare imbuti formativi dopo averli superati oggi grazie agli sforzi del ministro Speranza.

A proposito di formazione, qual è il suo punto di vista sull'Ecm?
Prevediamo molta più formazione, anche con la previsione di indirizzi specialistici nei corsi di laurea degli infermieri e delle altre professioni sanitarie. Allo stesso modo pensiamo che vadano adeguate formazione e competenze di base e post base degli Oss. Insieme alla formazione, l'aggiornamento continuo resta senza dubbio essenziale per professioni così delicate.

In questi giorni non mancano le polemiche anche sulla legge 194 e il diritto all'aborto. Un tema che trova spazio all'interno del vostro programma.
Sì, vogliamo garantire la piena tutela del libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e la piena applicazione in tutto il Paese della legge 194/1978. Personalmente ho trovato raccapriccianti iniziative come quelle del cimitero dei feti. Ricordiamo poi come in Umbria, durante la pandemia, quando uscì la circolare ministeriale sulla RU486 fece un provvedimento regionale introdusse l'obbligo di ricovero ospedaliero per l'aborto farmacologico. Il fine è sempre lo stesso: si tenta di ostacolare l'accesso a un diritto di autodeterminazione acquisito per legge dalle donne. Questi sono solo alcune dei tanti campanelli di allarme.

Teme una regressione nel campo dei diritti acquisisti in caso di vittoria del centrodestra?
Per le donne mi sembra ci siano molti rischi. Quella incarnata dal centrodestra è una cultura che guarda indietro e non avanti. Non è questo il modo di sostenere la maternità. La maternità la si sostiene rendendo le donne libere, consapevoli e informate sulla propria salute sessuale e riproduttiva. Non mi piace inoltre questo relegare il ruolo della donna solo a quello di madre. C'è una cultura che definirei 'orbaniana'. Eppure i giovani del nostro paese ci dimostrano spesso quanto siano lontani da tutto ciò.

E sulla legge che regolamenti il fine vita che non si è riusciti a portare a compimento in questa legislatura?
Penso che si debba ripartire proprio quel testo per arrivare finalmente ad una legge che dia seguito ad un pronunciamento da parte della Corte Costituzionale.

Giovanni Rodriquez



09 settembre 2022
© Riproduzione riservata
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