Carceri. D’Ambrosio Lettieri (Fi): “Situazione sanitaria preoccupante, falle nel sistema dopo passaggio competenze a Ssn”

Carceri. D’Ambrosio Lettieri (Fi): “Situazione sanitaria preoccupante, falle nel sistema dopo passaggio competenze a Ssn”

Carceri. D’Ambrosio Lettieri (Fi): “Situazione sanitaria preoccupante, falle nel sistema dopo passaggio competenze a Ssn”
Il capogruppo di Forza Italia in Commissione Sanità del Senato lancia l'allarme. "Molto spesso, in carcere, il detenuto ci arriva in salute. Evidentemente le condizioni della salubrità degli ambienti e quelle relative alla qualità della vita carceraria non collimano".

“Il problema della salute nelle carceri italiane è senza dubbio uno dei punti di caduta più gravi registrati nell’ambito della nostra sanità. Nel sistema carcerario, infatti, la sanità registra ancora livelli assolutamente incompatibili con gli interventi richiesti ad un Paese che si dice civile. È quanto ha detto il senatore d’Ambrosio Lettieri, capogruppo FI Commissione Sanità del Senato, intervenendo ieri mattina a Palazzo Madama alla presentazione della campagna di informazione e sensibilizzazione sulle patologie infettive croniche negli istituti penitenziari italiani, promossa dalla Società italiana di Medicina e Sanità penitenziaria e la Società italiana di Malattie infettive e tropicali.
 
Per d’Ambrosio Lettieri questo è uno dei motivi per cui “lo stesso Presidente della Repubblica nell’ottobre del 2013 ha rivolto un appello al Parlamento perché la politica si occupasse credibilmente di azioni concrete ed efficaci. E questo è il motivo per cui il Comitato nazionale di bioetica in quello stesso periodo ha svolto un approfondito esame i cui riscontri sono stati consegnati in una ben nota relazione sul sistema carcerario e sulla sanità nei nostri penitenziari. C’è evidentemente da risolvere i problemi della dignità del detenuto e del detenuto malato nello specifico che, molto spesso, in carcere, però, ci arriva in salute. Evidentemente le condizioni della salubrità degli ambienti e quelle relative alla qualità della vita carceraria non collimano”.

Il senatore sottolinea quindi che “bene hanno fatto i promotori dell’iniziativa ad aver posto all’attenzione del decisore politico il problema delle malattie infettive, non solo per evidenziare come larga sia la forbice tra i dati epidemiologici fuori e dentro il carcere, ma anche perché si metta mano con urgenza ad un sistema normativo e regolamentare che dia delle risposte concrete. L’ipotesi, per esempio, di istituire, presso l’Istituto Superiore di Sanità, un Osservatorio epidemiologico della salute nei penitenziari può rappresentare un elemento per produrre una legislazione di settore più adeguata ai tempi”.

Allo stesso tempo è però importante individuare le modalità per consentire “l’accesso ai nuovi farmaci che curano l’epatite C in particolare, in una condizione tale da garantire copertura anche a questa platea di persone che sono oggi sovraesposte e che, una volta uscite dai penitenziari, se non curati adeguatamente, potrebbero essere anche veicolo di infezione per altri. Questo è soltanto uno dei tanti problemi della sanità penitenziaria che, da quando ha visto trasferite nel 2008 le proprie competenze dal livello centrale al livello regionale, credo abbia aperto falle che ancora determinano danni incalcolabili e su cui occorre intervenire con tempestività ed efficacia”.

I dati diffusi dalle due Società, infatti, sono particolarmente preoccupanti. La diffusione dell’infezione da HCV e l’epatite cronica attiva con evoluzione in cirrosi epatica è stimata tra il 30 e il 40% dei detenuti e rappresenta la prima emergenza sanitaria da affrontare. E anche l’infezione da HIV risulta ancora oggi ampiamente diffusa tra i detenuti tossicodipendenti, con prevalenze in questi maggiori del 20% e del 5/75 sulla popolazione generale residente. C’è anche la sifilide che, pur interessando non più del 2/3% dei detenuti, presenta, però, un elevatissimo tasso di inconsapevolezza, più dell’85%.

D’Ambrosio Lettieri sottolinea come “occorra fare sistema. Non c’è dubbio che le società scientifiche, per loro stessa natura, abbiano un livello di competenze che ritengo assolutamente utili per orientare l’azione del legislatore verso un approdo che sia più coerente e compatibile con le risposte di cui il sistema ha bisogno. I passi da compiere sono tantissimi. Bisogna agire con tenacia, competenza e soprattutto grande lealtà nei rapporti, sapendo che viviamo un momento difficile, ma che abbiamo anche la necessità di salvaguardare il nostro Ssn in una logica universalistica e – conclude – solidale che rappresenta essa stessa presupposto di coesione sociale”.
 

13 Novembre 2014

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