Farmaci. Dall’early access al tetto al payback fino agli innovativi. Il Ministero della Salute studia le contromisure al MFN degli Stati Uniti. Le proposte

Farmaci. Dall’early access al tetto al payback fino agli innovativi. Il Ministero della Salute studia le contromisure al MFN degli Stati Uniti. Le proposte

Farmaci. Dall’early access al tetto al payback fino agli innovativi. Il Ministero della Salute studia le contromisure al MFN degli Stati Uniti. Le proposte

Al lavoro un gruppo del Ministero della Salute sulle possibili contromisure agli effetti della politica americana della “Most Favored Nation” sul mercato farmaceutico. Tra le ipotesi allo studio nessun aumento generalizzato dei prezzi, ma interventi sul tetto della spesa, alleggerimento del payback, early access e maggiori garanzie per i farmaci innovativi senza alternative terapeutiche.

Evitare un aumento generalizzato dei prezzi dei farmaci, ma allo stesso tempo rendere il mercato italiano più attrattivo per l’industria, riducendo il peso del payback e accelerando l’accesso alle terapie innovative.

È questa, secondo quanto apprende Quotidiano Sanità, la linea attorno alla quale starebbe lavorando il gruppo costituito al Ministero della Salute e su cui è un atto un confronto con Mef e Affari Esteri, per valutare le possibili risposte dell’Italia al dossier della ‘Most Favored Nation‘, la politica varata dal Presidente Usa, Donald Trump nel 2025 che punta a legare maggiormente i prezzi dei farmaci ai livelli praticati nei principali mercati internazionali.

Il tema viene considerato dal Ministero non soltanto sotto il profilo sanitario, ma come una vera e propria questione di politica industriale. Sul tavolo c’è infatti la necessità di mantenere l’Italia competitiva nelle strategie globali delle multinazionali farmaceutiche, evitando che il differenziale dei prezzi e i meccanismi di contenimento della spesa possano trasformarsi in un disincentivo alla disponibilità e al lancio delle nuove terapie nel nostro Paese.

La prima indicazione emersa sarebbe quella di non procedere a un innalzamento generalizzato dei prezzi dei medicinali. L’ipotesi sarebbe invece quella di intervenire sui meccanismi complessivi di finanziamento della farmaceutica.

Uno dei capitoli principali riguarda il payback, da anni al centro delle tensioni tra istituzioni e imprese. Tra le proposte allo studio vi sarebbe un intervento in grado di ridurne progressivamente l’impatto, accompagnato da una revisione delle risorse destinate alla spesa farmaceutica. Nel confronto tecnico sarebbero circolate ipotesi di porre un tetto massimo al payback della diretta a quota 1,7-2 miliardi di euro (nel 2025 il payback ha pesato per circa 2,4 mld sulle aziende).

Accanto alla questione del payback, il gruppo starebbe valutando anche un innalzamento del tetto della spesa farmaceutica (un intervento dovrebbe essere previsto già in Manovra), in modo da riallineare maggiormente le risorse alla crescita effettiva della domanda e all’arrivo di nuove terapie ad alto costo.

Altro capitolo considerato strategico è quello dell’early access, con l’obiettivo di accelerare la disponibilità dei farmaci innovativi e ridurre il tempo che separa l’autorizzazione europea dall’effettivo accesso dei pazienti alle nuove cure.

Particolare attenzione sarebbe inoltre riservata ai medicinali innovativi per i quali non esistono alternative terapeutiche. Per questa categoria l’orientamento sarebbe quello di garantire una presenza stabile all’interno del Fondo per i farmaci innovativi, rafforzando la certezza delle risorse disponibili ed evitando che l’accesso alle terapie più avanzate dipenda dall’andamento annuale della spesa.

Un altro fronte riguarda i tempi di accesso dopo le decisioni nazionali. Una volta concluso l’iter autorizzativo e negoziale, l’obiettivo sarebbe quello di garantire il rispetto da parte delle Regioni dei tempi previsti per l’effettiva disponibilità dei farmaci, riducendo le differenze territoriali che ancora oggi possono determinare tempi di accesso diversi tra una Regione e l’altra.

La filosofia dell’intervento, dunque, sarebbe quella di evitare una risposta fondata esclusivamente sui prezzi e di costruire invece un pacchetto più ampio di misure capace di agire su risorse, tetti di spesa, payback, innovazione e velocità di accesso.

Il dossier resta comunque ancora aperto. Prima di tradurre le proposte in norme occorrerà individuare un veicolo legislativo adeguato, mentre parallelamente sarà indispensabile una verifica con il Mef sull’impatto delle misure sui conti pubblici.

Ed è proprio questo il passaggio più delicato: trasformare quello che al momento è un confronto tecnico sulla competitività farmaceutica in una scelta di politica economica e industriale. Perché, nella lettura che sembra emergere dal Ministero della Salute, il tema della Most Favored Nation non riguarda soltanto il prezzo dei medicinali, ma la capacità dell’Italia di restare un mercato di riferimento per gli investimenti, la ricerca e soprattutto per l’accesso dei pazienti alle nuove terapie.

Luciano Fassari

07 Ottobre 2026

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