Il decreto sulla appropriatezza e la sua inappropriata applicabilità

Il decreto sulla appropriatezza e la sua inappropriata applicabilità

Il decreto sulla appropriatezza e la sua inappropriata applicabilità
Una medicina razionale dovrebbe percorrere una strada totalmente diversa da quella imposta dal decreto: ridurre il tempo “burocratico” per implementare quello “clinico”; ampliare gli spazi riservati alla “comunicazione”; e soprattutto disporre di regole chiare, facilmente accessibili e quel che conta applicabili. Rimane poi un aspetto che rende ancora più paradossale il provvedimento: le regioni non lo hanno ancora applicato. Cosa farà allora lo Stato?

È ormai chiaro che chi ha scritto il decreto sull’appropriatezza non ha mai prescritto un solo accertamento in vita sua e non è mai stato costretto a compilare una ricetta online impiegando almeno 10 minuti per inserire 8 prestazioni e ricominciare da capo se 8 non sono sufficienti per le necessità del paziente. Tempo “burocratico” che inevitabilmente si sostituisce al tempo “clinico” e che quindi viene sottratto al paziente restringendo la relazione alla declinazione delle generalità e relegando l’anamnesi allo spazio residuo tra una videata e un'altra.
 
Un altro tassello della “medicina di carta” che è una specialità di tutti coloro che la clinica non praticano e che pure pretendono di conoscere le procedure necessarie per una medicina razionale meglio di chi tutti i giorni con tali problemi si confronta.
 
La medicina totalmente amministrata è anche questo; una riedizione del panopticon di Bentham applicato non più alla osservazione dei comportamenti dei reclusi ma a quella dei prescrittori. L’obiettivo lo stesso: “sorvegliare e punire” chi osi sottrarsi alla obbedienza della norma; una norma che oltretutto non si offre allo sguardo trasparente ma che richiede una sua esegesi, uno sforzo ermeneutico dal suo “utilizzatore finale” che ne giustifichi la complessa gestazione da parte delle forbite commissioni di esperti che il disciplinare hanno redatto.

Non è questo il rifiuto di chi pretende una medicina conclusa in sé stessa e indifferente od ostile al contesto. La medicina non può sottrarsi a una valutazione ragionata inclusiva di quel rapporto tra costi e benefici che è ineludibile ogni volta si disponga di danaro non proprio. La ricetta rosa è un pagherò e chi lo onora non è il medico è l’onesto contribuente ( tra cui rientrano tuttavia la stragrande maggioranza dei medici) che, nonostante tutto, continua a finanziare il nostro immiserito stato sociale.
 
Una medicina razionale però dovrebbe percorrere una strada totalmente diversa da quella imposta dal decreto: ridurre il tempo “burocratico” per implementare quello “clinico”; ampliare gli spazi riservati alla “comunicazione” e le sue buone ma complesse pratiche (empatia, assertività, mimetismo); e soprattutto disporre di regole chiare, facilmente accessibili e quel che conta applicabili.
 
Il decreto sulla appropriatezza non è nulla di questo. E’ farraginoso, introduce dei nuovi codicilli che non si sa in quale campo includere e crea dei codici di accesso per le prestazioni che potrebbero costringere il prescritttore a duplicare le ricette con costi aggiuntivi per il paziente. E’ inoltre concreto il rischio di uno scollamento tra specialista e medico di Medicina generale che la Fimmg ha subito messo in evidenza.
 
Rimane poi un altro aspetto che rende ancora più paradossale il provvedimento. Il testo è stato risciacquato in sede di Conferenza Stato Regioni ma le regioni non lo hanno ancora applicato come fosse il figlio del peccato che si abbandona alla ruota. Anzi alcune regioni (e il numero aumenta ogni ora) vogliono alzare le barricate della sua inapplicabilità come se la responsabilità della sua stesura non le appartenesse.
 
Cosa farà allora lo Stato chiamerà i federali per costringere le regioni riottose ad attuare la legge o semplicemente farà, come più probabile, finta di niente? In ogni caso questo è il livello di pianificazione strategica del Ministero della Salute e del governo. Per fortuna che come ricorda il Ministro Lorenzin il nostro Ssn è il migliore del mondo, parola di Bloomberg.
 
Roberto Polillo 

Roberto Polillo

03 Febbraio 2016

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