Liberalizzazioni. Federfarma: “Ruolo sociale sanitario delle farmacie sta nelle sentenze della Corte europea e della Corte Costituzionale italiana”

Liberalizzazioni. Federfarma: “Ruolo sociale sanitario delle farmacie sta nelle sentenze della Corte europea e della Corte Costituzionale italiana”

Liberalizzazioni. Federfarma: “Ruolo sociale sanitario delle farmacie sta nelle sentenze della Corte europea e della Corte Costituzionale italiana”
Prosegue il pressing di Federfarma per scongiurare nuove liberalizzazione nel settore. “Da queste sentenze emerge un quadro molto preciso, nel quale la farmacia viene individuata come strumento imprescindibile per il soddisfacimento del fondamentale diritto alla salute. E dall’Europa è già arrivato un netto no alle richieste di liberalizzazione dell’attività delle farmacie”.

“L’attività di dispensazione al pubblico dei medicinali assicurata dalle farmacie è parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ad affermarlo non è Federfarma bensì la Corte costituzionale che ha più volte affermato che il servizio offerto dalle farmacie è finalizzato ad “assicurare una adeguata distribuzione dei farmaci, costituendo parte della più vasta organizzazione predisposta a tutela della salute”. E’ per questo che l’attività delle farmacie non può essere considerata una comune attività commerciale”. Così una nota odierna dell’associazione dei titolari di farmacia che sottolinea come “per lo stesso motivo la normativa sul servizio farmaceutico presenta caratteristiche peculiari, che sono state riconosciute, negli ultimi anni, sia dalla giurisprudenza della Corte costituzionale che da quella amministrativa in alcune sentenze assai importanti”.
 
“Da queste sentenze – prosegue la nota – emerge un quadro molto preciso, nel quale la farmacia viene individuata come strumento imprescindibile per il soddisfacimento del fondamentale diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione e altrettanto importanti sono state alcune sentenze della Corte di giustizia dell’Unione Europea che, nell’arco di oltre un decennio, ha respinto una serie di richieste di liberalizzazione dell’attività delle farmacie, avanzate da alcuni gruppi economici, nel tentativo di mettere in discussione le fondamenta del regime applicato nella maggioranza dei Paesi europei”.
 
“Da un decennio di giurisprudenza europea – prosegue – emerge un quadro giuridico consolidato, caratterizzato dai seguenti elementi:
1) anche la Corte di giustizia, come la Corte costituzionale italiana, riconosce che la tutela della salute è un valore primario dell’ordinamento comunitario e che l’attività della farmacia, assicurando la corretta dispensazione del farmaco, ha un ruolo essenziale nel garantire elevati standard di tutela della salute all’interno dell’Unione;
2) il farmaco e l’attività della farmacia non sono assimilabili rispettivamente alle altre merci ed altre attività economiche, ma presentano delle specificità di cui è necessario tenere conto;
3) nel settore farmaceutico, l’Unione Europea riconosce agli Stati membri un margine di discrezionalità particolarmente ampio. Spetta agli Stati definire organizzazione e regime giuridico dell’attività della farmacia, per garantire alti livelli di tutela della salute;
4) chiamata a definire il punto di equilibrio fra corretta e regolata dispensazione del farmaco (tutela della salute) e libertà dell’attività imprenditoriale (tutela della libera prestazione dei servizi), la Corte di giustizia ha sistematicamente affermato la prevalenza della tutela della salute rispetto alle istanze di liberalizzazione e deregolamentazione del mercato”.
 
“Aggiungiamo che la Corte di giustizia si è espressa ripetutamente su normative adottate dal legislatore italiano, sempre dichiarate pienamente legittime” osserva il presidente Federfarma Annarosa Racca. “Nel corso degli anni, il giudice europeo ha valutato i più rilevanti profili della attività di farmacia: dai requisiti di titolarità e gestione alla disciplina della vendita dei medicinali con obbligo di ricetta medica (“fascia C”), dalla pianta organica agli orari e ai turni. E le esigenze della liberalizzazione –conclude Racca – non hanno mai prevalso su quelle della tutela della salute.”

18 Febbraio 2015

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