Olio di palma: “Non fa male all’uomo e non nuoce all’ambiente”. Un position paper presentato oggi alla Camera

Olio di palma: “Non fa male all’uomo e non nuoce all’ambiente”. Un position paper presentato oggi alla Camera

Olio di palma: “Non fa male all’uomo e non nuoce all’ambiente”. Un position paper presentato oggi alla Camera
Il documento, promosso da Strade e Formiche, fa da contraltare a due risoluzioni parlamentari sulla materia presentate, rispettivamente, a prima firma da Giovanni Monchiero (Sc) in commissione Affari sociali, e da Dorina Bianchi (Ap) in commissione Agricoltura. “L’olio di palma presenta un profilo di rischio analogo a quello degli altri grassi saturi, come il burro, e inferiore a quello delle sue alternative vegetali”. IL POSITION PAPER

“La verità, vi prego, sull’olio di palma”. Questo il titolo del position paper presentato oggi alla Camera da Strade e Formiche. Nel corso dell’incontro, sono state inoltre illustrate due risoluzioni parlamentaro già depositate, in commissione Affari Sociali da Giovanni Monchiero (Sc), Pierpaolo Vargiu (Sc), Ilaria Capua (Sc) e Salvatore Matarrese (Sc) e, in commissione Ambiente da Dorina Bianchi (Ap), che chiedono l’intervento del governo per una “corretta campagna di informazione per la promozione dell'olio di palma sostenibile”.
 
L’intento delle risoluzioni è dunque quello di chiedere il ripristino di una “corretta informazione” sul tema, a seguito della campagna mediatica contro questo prodotto condotta in Italia dal magazine Il Fatto Alimentare. In particolare, il magazine aveva lanciato una raccolta di firme lo scorso autunno nella quale si chiedeva al Ministero della Salute e agli enti pubblici di “disporre l'esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma”. Gli estensori della petizione chiedevano inoltre “ai supermercati di escludere dalle forniture dei prodotti con il loro marchio (private label) l’olio di palma” e “alle industrie agroalimentari di impegnarsi a riformulare i prodotti senza l’utilizzo di olio di palma”.
 
Richieste riprese e formalizzate nella risoluzione parlamentare depositata lo scorso novembre da 11 deputati del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Matteo Mantero), e da un’altra risoluzione a firma di Colomba Mongiello e di altri 19 deputati del Partito Democratico.
 
Chiedere che i prodotti contenenti olio di palma vengano banditi dalle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali pubbliche significherebbe sostanzialmente chiedere che le autorità dichiarino l’olio di palma dannoso per la salute. Nel position paper, invece, si spiega che “l’olio di palma è un grasso saturo, e in quanto tale andrebbe trattato alla stregua degli altri grassi saturi, come il burro. Non presenta, alla luce di una sistematica revisione della letteratura scientifica disponibile sull’argomento, un profilo di rischio maggiore rispetto agli altri grassi saturi. Invece risulta essere privo dei cosiddetti ‘acidi grassi trans’ (trans fatty acids), frutto del processo di idrogenazione necessario a trasformare gli altri oli vegetali in margarine adatte all’uso industriale”.

“L’olio di palma presenta un profilo di rischio decisamente più basso delle sue principali alternative vegetali (oli vegetali idrogenati) e sostanzialmente equivalente a quello del burro – si aggiunge nello studio -. Non sussistono, perciò, i presupposti per chiedere una limitazione del suo impiego in qualsiasi campo, a meno che non si chieda, e non è questo il caso, di limitare l’impiego di tutti i grassi saturi”.

Il documento passa poi ad analizzare l’impatto ambientale causato dalla coltivazione della palma da olio. “La palma da olio è la coltura più produttiva – si spiega – per produrre la stessa quantità di olio che la palma produce in un solo acro di terreno, la colza e l’olivo hanno bisogno di 5 acri, l’arachide 5,5, il girasole 6,2 e la soia, che compete con la palma non solo nell’industria ma anche negli areali di produzione, ha bisogno di ben 13 acri di terreno coltivabile. Ridurre la domanda di olio di palma porterebbe all’aumento conseguente della domanda delle sue alternative commerciali, e quindi di terra coltivabile da sottrarre agli ecosistemi naturali, foreste comprese”.

Nello studio si conclude quindi che “non sussistono ragioni per pretendere limitazioni al commercio e all’impiego di olio di palma. Piuttosto è necessario vigilare, attraverso il rafforzamento e l’implementazione di sistemi di certificazione di sostenibilità come il Rspo, sulla salvaguardia della biodiversità nelle regioni di produzione, sulla tutela dei diritti delle popolazioni locali, a cominciare da quelli di proprietà, e sulle condizioni di lavoro nella filiera produttiva”.
 
Giovanni Rodriquez 

Giovanni Rodriquez

14 Ottobre 2015

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