Riforme. Il timing di Renzi: “Nuovo Senato e legge elettorale entro agosto”

Riforme. Il timing di Renzi: “Nuovo Senato e legge elettorale entro agosto”

Riforme. Il timing di Renzi: “Nuovo Senato e legge elettorale entro agosto”
La riforma costituzionale del Senato per luglio, la legge elettorale invece incardinata, sempre a Palazzo Madama, già dai primi di agosto. È questa l’intenzione del presidente del Consiglio che sta spingendo forte sulle riforme nonostante i 7800 emendamenti presentati dalle opposizioni sul nuovo modello di Senato.

“Noi chiudiamo le riforme costituzionali, se continua l'ostruzionismo, a occhio entro 15 giorni, da quando si inizia a votare il giorno dopo siamo pronti a discutere della legge elettorale in Senato”. È questo il pensiero del premier Matteo Renzi espresso ieri durante l'incontro con il M5S. dunque il timing di Palazzo Chigi è: via libera alla riforma costituzionale al Senato entro luglio e legge elettorale incardinata al Senato già i primi giorni di agosto. Questo nonostante i 7.800 emendamenti presentati, quasi tutti dalle opposizioni, che impegneranno l'Aula a partire già da lunedì.
 
La maggioranza, insieme a Forza Italia, ha deciso di dare priorità al Ddl Boschi anche rispetto ai decreti dell'Esecutivo che stanno per scadere, come il dl Franceschini e quello sulla competitività. L'Aula di Palazzo Madama sarà così impegnata, da lunedì a giovedì sera, con sedute fino alle 22, sulla riforma costituzionale e solo da venerdì comincerà ad esaminare il decreto competitività. Questo nonostante le opposizioni, ovvero Sel, Lega e M5S, che hanno cercato di far passare un calendario alternativo in Aula.
 
Le opposizioni infatti, temono che gli emendamenti possano essere arginati con il contingentamento dei tempi, uno strumento previsto dal regolamento del Senato. Dal Partito democratico comunque assicurano che di 'contingentamento' non si è parlato.
 
Ma Sel, Lega e M5S, non si fidano considerato che il contingentamento può essere adottato anche a lavori in corso. Dubbi sui tempi risicatissimi lasciati alla discussione sono arrivati anche da sostenitori della riforma, come il co-relatore Roberto Calderoli e il senatore di FI, Donato Bruno, che hanno chiesto al Presidente del Senato, Pietro Grasso, di allungare di qualche ora i tempi per l'inizio delle votazioni per avere modo di vagliare gli emendamenti: "Non posso valutare ciò che non conosco", ha sottolineato Calderoli.
 
Gli emendamenti, poi, potrebbero dover essere modificati prima dell'arrivo in Aula. I cambiamenti più probabili potrebbero riguardare il referendum, quorum e introduzione del propositivo su iniziativa unitaria del Pd, e l’elezione del Presidente della Repubblica. La necessità di modificare ancora il testo uscito dalla commissione è ben presente anche tra i sostenitori della riforma: "Il testo ha bisogno di miglioramenti", ha detto Bruno ieri in Aula.
 
Fuori dal Palazzo invece è arrivata la bocciatura dell'Anci: “è inadeguato il numero dei sindaci previsto nel nuovo Senato delle Regioni e non è corretto il metodo di elezione che passa attraverso i Consigli regionali", ha detto Piero Fassino secondo il quale 21 sindaci sono troppo pochi “rispetto a più di 8mila Comuni rappresentati”.

18 Luglio 2014

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