Acoi: per italiani “non si muore più di malattia, ma per errore medico”
“Il drammatico episodio – riprende Vincenti – ha chiaramente scatenato i media che, forti della propria insostituibile mission, hanno riportato la notizia” del decesso del ragazzo e dell’aggressione da parte dei genitori nei confronti dei medici. La morte di un giovane, ricorda il chirurgo, “è sempre una notizia degna di essere riportata. È la modalità che ci inquieta”. Secondo Vincenti, “quanto si legge oggi sui quotidiani, direi nessuno escluso, è incompatibile con la corretta informazione”. E intanto “nessuno ricorda che da anni siamo in prima linea nell’impegno a fornire formazione e competenze a tutti i chirurghi nella gestione relativa alla riduzione del rischio clinico. A differenza di altre istituzioni – afferma il presidente Acoi – noi facciamo! Il Progetto Qualità e Sicurezza nel Blocco Operatorio lo testimonia. Se ne incominciano ad apprezzare i risultati, ma nessuno li analizza compiutamente. Oggi i pazienti sono ancora più sicuri di un tempo ed il merito è anche nostro”. Ma “con tutto il doveroso rispetto per i familiari soggetti della tragedia”, secondo Vincenti, pur comprendendo il momento di “grave sconforto” non è possibile parlare “di omicidio, di ottima salute del giovane figliolo, di ‘banale’ intervento e con tutta l’umana comprensione per chi, di fronte alla malattia, vuole vedere la speranza, minimizzando la realtà, non possiamo altro che tuonare contro coloro che, ad ogni minimo sospetto utilizzano termini di impatto mediatico micidiali: tutto è ormai ‘malasanità’, ‘errori medici’, nulla è più ‘malattia’, ‘terapie a rischio consapevole’. Non si muore più per malattia, ma per ‘errore’ di qualcuno!”.
Il presidente dell’Acoi sottolinea che “il medico, il chirurgo in particolare, per esprimere al meglio la propria professionalità deve garantire la propria preparazione (ed in Italia possiamo dire che tale requisito è ai massimi livelli), ma deve aver garantita la serenità con la quale rendere al massimo”.
Ai giornalisti Vincenti chiede più accuratezza: “Non è possibile che nessuno abbia riportato che la chirurgia del San Filippo Neri, e tutti i servizi correlati, rappresentano un centro di eccellenza ai massimi livelli, e, ancor di più, che la Talassemia major è stata, sino a pochi anni fa malattia gravissima non compatibile con lunghe sopravvivenze e che oggigiorno, con tutte le più moderne terapie è ancora inguaribile. I danni che il ferro liberato dalla distruzione dei globuli rossi e dalle indispensabili trasfusioni, provoca in tutti gli organi (ed in particolare nel cuore) sono la causa della morte che, purtroppo, ancora oggi avviene in età giovanile (mediana 35 anni). Basterebbe che il giornalista, prima di indossare cappa e spada, aprisse uno qualsiasi dei siti delle numerose Associazioni contro le malattie rare (“Piera Cutino”, “Leonardo Giambone”, “ATDL” e tante altre), per avere un minimo di infarinatura di conoscenza utile soprattutto a coloro che poi leggono l’articolo e così scoprirebbe che il rischio operatorio di questi malati è rischio alto (trombosi , embolia, stroke, cardiopatia acuta ecc). E’ bene per tutti, cittadini e medici, che si faccia chiarezza sulla differenza che passa tra 'complicanza' ed 'errore'”.
07 Dicembre 2010
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