Aids e lavoro. Quando il test viene chiesto prima della firma di un contratto
Una situazione grave in Italia, nonostante le leggi a tutela dei pazienti. La richiesta del test, spiegano dalla Lila, è “espressamente proibita dalla legge 135/90 (Art.6 Divieti per i datori di lavoro) oltre che dalla legislazione internazionale, per esempiodell'agenzia Onu International Labour Organization . In seguito a una sentenza della Corte Costituzionale (n.218 del 1994) due articoli della Legge sono stati cassati, ma il divieto è rimasto. La sentenza della Corte ha sollevato la questione della necessità di tutelare terzi, ma non è mai stata indicato da alcun organo istituzionale per quali mansioni il test dovrebbe essere previsto”.
Proprio nel corso di quest'anno, aggiungono, il Ministero della Salute ha anche prodotto un documento che vorrebbe normare l'esecuzione del test nell'ambito del lavoro: “Tutela della salute nei luoghi di lavoro: sorveglianza sanitaria – accertamenti pre-assuntivi e periodici sieropositività Hiv – condizione esclusione divieto effettuazione". “Ma anche in questo caso non viene specificato per quali specifiche mansioni potrebbe essere richiesto”, denunciano dalla Lila, aggiungendo che nel frattempo si argomenta in maniera piuttosto fumosa di legittimazione della richiesta del test "nella sussistenza di una effettiva condizione di rischio che dall'esercizio dell'attività lavorativa vi sia per i terzi un concreto e reale rischio di contagio", demandando la decisione al medico competente qualora il test vada fatto "a tutela della salute del lavoratore", e ribadendo che "non trova nessuna valida motivazione l'esecuzione del test per accertare una condizione di sieronegatività, dal momento che in ogni caso un accertamento di sieropositività non può costituire motivo di discriminazione nell'accesso al lavoro".
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30 Novembre 2013
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