Aifa: “Italia su consumi sopra al 10% della media UE. Urgente approccio condiviso globale sull’uso umano e veterinario e incentivare la ricerca”
Oltre 35 mila persone muoiono ogni anno in UE a causa di infezioni portate da microrganismi resistenti agli antimicrobici. Di conseguenza, le infezioni sono sempre più complesse da curare, 1/3 microrganismi è resistente ad antibiotici importanti, limitando le opzioni di trattamento. In Italia, secondo il report OsMed, quasi 4 persone su dieci hanno ricevuto nel 2024 almeno una prescrizione di antibiotici, con livelli d’uso più elevati nei bambini fino a 4 anni di età e negli anziani con più di 85 anni. La prevalenza d’uso è maggiore nelle donne rispetto agli uomini (40,3% vs 33,3%), con differenze più marcate tra i 35 e i 54 anni, probabilmente per un maggiore utilizzo di antibiotici nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie nelle donne. La prevalenza d’uso degli antibiotici a livello nazionale è stata del 36,8%, maggiore al Sud e Isole (43,6%) e più bassa al Nord (30,6%) e al Centro (40,1%). Al Sud emerge una maggiore propensione alla prescrizione di antibiotici più costosi, come rivela il costo per utilizzatore più elevato (28,1 euro) rispetto al Centro (26,5 euro) e al Nord (22,7 euro).
Anche in termini di consumo, le Regioni del Sud e Isole mostrano il valore maggiore (19,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti) rispetto al Centro (18,4 dosi) e al Nord (14,6 dosi). Rispetto al 2023, tuttavia, registrano una riduzione del 5,1%, mentre nelle altre due aree si nota un aumento di poco superiore all’1%.
“L’antibiotico-resistenza – conferma il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) Robert Nisticò, in occasione della Settimana mondiale sull’uso degli antimicrobici – è una pandemia silente che, secondo le ultime stime del Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), provoca 12mila morti l’anno nel nostro Paese ed ha anche un impatto economico significativo, con un costo di 2,4 miliardi l’anno per l’SSN e 2,7 milioni di posti letto occupati a causa di queste infezioni. Il report dell’ECDC indica un cammino in salita più o meno per tutti i Paesi europei, con l’Italia che, nonostante flebili segnali di miglioramento su alcuni obiettivi specifici, rimane tra le realtà più critiche. I dati europei e nazionali – continua – sono una ulteriore conferma di quanto sia fondamentale impegnarci tutti per salvaguardare questo prezioso strumento di salute che sono gli antibiotici”.
Con 22,3 dosi giornaliere per mille abitanti, l’Italia presenta livelli di consumi (ospedalieri, territoriali e acquisti privati dei cittadini) superiori del 10% alla media europea, in calo rispetto al +16% del 2023.
Nel nostro Paese si prescrivono più molecole ad ampio spettro (penicilline, cefalosporine, macrolidi, ad eccezione di eritromicina e fluorochinoloni) che hanno un rischio maggiore di indurre resistenze antibiotiche, rispetto a quelle a spettro ristretto (penicilline e cefalosporine a spettro ristretto ed eritromicina). Il rapporto tra i consumi di queste due categorie resta tra i più elevati in Europa (9,3 contro 4,6) e non ha mostrato miglioramenti significativi nel 2024.
“È necessario – sottolinea ancora Nisticò – adottare un approccio globale One-Health, agendo nella direzione comune di un uso appropriato di questi farmaci in ambito umano, veterinario e zootecnico, e incentivare la ricerca, soprattutto quella indipendente. Una priorità per AIFA. L’Agenzia è impegnata a promuovere e sostenere l’innovazione e a sensibilizzare gli addetti ai lavori e la popolazione attraverso strumenti digitali, come l’app AIFA Firstline, e campagne di comunicazione come quella che prossimamente lanceremo insieme al Ministero della Salute, oltre che con una sempre più proficua collaborazione con i clinici, le Regioni e il territorio”.
18 Novembre 2025
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