Assofarm contro mancato diritto prelazione dei Comuni sulle 5mila nuove farmacie
“Si tratta – secondo Assofarm – di un provvedimento che penalizza gravemente sia il pluralismo nel settore (già oggi sbilanciato a favore dei privati nella misura di 1 farmacia Comunale ogni 10 private), sia quei Comuni virtuosi che hanno saputo trovare nella buona gestione delle farmacie una valida entrata per le casse pubbliche e un valido strumento di mission sociale. Non favorire l'espansione delle farmacie comunali significa privare i territori locali di una presenza che negli anni ha saputo, più di altri, produrre innovazione del servizio e oculata gestione delle risorse pubbliche”.
Per questo il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi, ha annunciato di aver richiesto l'intervento dell'Anci.
In ogni caso, Assofarm fa sapere che “coerentemente con lo spirito di servizio sanitario pubblico doverosamente offerto alle comunità locali, non avvieremo alcuna forma di serrata, come già annunciato nelle settimane passate riservandoci, tuttavia, ogni iniziativa a tutela degli interessi delle farmacie comunali”.
Commentando il decreto, l’associazione delle farmacie comunali esprime invece soddisfazione per la decisione del di definire il numero dei farmacisti in base al fatturato prodotto da ogni farmacia, “come la nostra Federazione aveva suggerito al ministro nelle settimane scorse”. “Da anni – spiega Assofarm – le farmacie Comunali italiane riunite in Assofarm promuovono la riforma del sistema di distribuzione del farmaco, nel tentativo di favorire l'accesso al settore di soggetti oggi penalizzati e al contempo migliorando la qualità del servizio al cittadino. Alcuni esempi di tutto ciò sono le proposte di diversa remunerazione del farmacista, registro farmaceutico del paziente e buone prassi della distribuzione. A ciò – conclude Assofarm – si aggiungono le nostre proposte di eliminare l'ereditarietà della licenza e la possibilità di proprietà della farmacia anche a soggetti non farmacisti. Crediamo infatti che una concessione di pubblico servizio non possa passare di padre in figlio, e che vi possa essere una distinzione tra chi investe capitali nelle farmacie e chi vi opera professionalmente al suo interno”.
Il decreto, ha affermato il presidente Gizzi, "è un'occasione mancata per procedere a un'effettiva liberalizzazione del sistema farmaceutico del nostro Paese". Perché la non prevista prelazione dei Coimuni, secondo Gizzi, "rafforza il monopolio privato e mortifica il ruolo degli Enti locali". "Nulla è previsto – aggiunge a modifica delle norme sul patto di stabilità, per le farmacie comunali, al fine di consentire a queste ultime di adeguarsi ai nuovi orari previsti nel decreto". Secondo Gizzi, insomma, "in mancanza di modifiche al decreto" c'è la possibilità che le farmacie comunalie "possano concludere la loro esperienza ultracentenaria a servizio delle popolazioni più deboli".
23 Gennaio 2012
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