Bertolaso (Lombardia): “Accertamenti su un uomo e una donna 30enni cooperanti, per lei ipotesi malaria”

“Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall’Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi. Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo con i colleghi dell’ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile”, in uno dei due casi, “sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia”. Questo caso nello specifico riguarda “una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c’è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora”. E’ il quadro tracciato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante una conferenza stampa convocata per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti rientrati ieri dall’Uganda.

L’altro caso, ha proseguito, “riguarda il componente di un’altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore” alla norma, “37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant’altro. Però – ha chiarito l’assessore – poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall’epidemia di Ebola” da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, “ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza”.

Al momento” per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall’Uganda “non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per” l’eventuale “rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei”. A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante la conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti. Gli esami sono già in corso, ha assicurato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, “li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un’eventuale positività” a Ebola, “è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l’elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti”, quindi se dovesse trattarsi di questo l’esito si avrebbe davvero rapidamente.

“Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell’Ue, l’Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive – ha tenuto a precisare Bertolaso – Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa”.

Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? “Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici – ha precisato Cereda – Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso”. Il periodo di incubazione è di “21 giorni”, ha ricordato Bertolaso. “Quindi sappiamo che la persona va monitorata” per questo arco di tempo “dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus”.

 

25 Maggio 2026

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