Censis. Ssn sempre più avaro. Per 4 italiani su 10 sono forniti solo i servizi essenziali
Nel contempo la spesa sanitaria pubblica è cresciuta nella prima fase della crisi, 2007-2010, di quasi 11 miliardi di euro, ma dal 2010 al 2012 è diminuita di quasi 2 miliardi di euro.
Questi i macro dati del censi sulla dinamica della spesa sanitaria pubblica e privata. L'istituto, nel suo Rapporto 2013, sottolinea come nel recente biennio "si registra una sforbiciata della spesa pubblica per la sanità compensata solo parzialmente dalla spesa privata (che anzi nell’ultimo anno arretra) e che ha generato in parallelo il fenomeno, più volte evidenziato, del razionamento di fatto della domanda con la fuoriuscita dal sistema sanitario dei cittadini che non riescono ad acquistare le prestazioni nel privato o in intramoenia".
"L’effetto netto quindi – prosegue il Rapporto – è il costituirsi già oggi nella percezione dei cittadini di un welfare essenziale che offre una serie di prestazioni di base lasciando al cittadino il compito di trovarsi e pagarsi il resto: il 41,2% degli italiani ritiene che il Servizio sanitario offre sostanzialmente le prestazioni essenziali mentre le altre vanno pagate di tasca propria, il 14% reputa come insufficiente in generale la copertura per se stesso e la propria famiglia, mentre il 45% ritiene che la copertura è sufficiente".
"Nella esperienza dei cittadini – scrive ancora il Censis – si sta già andando verso una copertura pubblica fatta di prestazioni essenziali che lascia ampio spazio poi all’acquisto diretto di prestazioni con risorse proprie; e questa percezione è più forte nelle Regioni con Piano di rientro in cui le tante manovre più hanno ridefinito la sanità locale dove è il 20% dei cittadini a considerare la copertura offerta dal Servizio sanitario nazionale insufficiente per sé e per la propria famiglia ed il 44% a pensare che il Servizio sanitario nazionale copra le prestazioni essenziali e richieda l’acquisto diretto di tasca propria delle altre".
Ma per il Censis, "aumento della spesa privata e razionamento della domanda, con conseguenti gravi diseguaglianze sociali coinvolgono nel welfare non solo la sanità perché, ad esempio, la spesa per l’assistenza privata ai non autosufficienti, piuttosto rigida anche nella crisi, può essere stimata intorno a 8 miliardi di euro annui".
"Ci sono poi le spese collaterali legate all’insorgere di patologie gravi e croniche, come ad esempio nel caso dei 2,4 milioni di persone con diagnosi di tumore nella loro vita le cui spese non mediche (come, ad esempio, trasporti, care domiciliare, ecc.) sono stimate pari a circa 6,3 miliardi di euro annui, mentre – sottolinea ancora il Rapporto – gli aiuti monetari da parte di familiari sono pari a 1,3 miliardi di euro; poi le spese annuali in capo alle famiglie delle 3.500 persone in stato vegetativo che sono pari a quasi 41 milioni di euro. E ancora tipologie di spese per il welfare cresciute anche nella crisi, come ad esempio la spesa familiare per la formazione e l’istruzione aumentata di oltre il 9% dal 2007".
"È evidente – scrivono i ricercatori – che questi livelli di spesa delle famiglie per il welfare generano un discrimine rispetto alla capacità di sostenerle e di conseguenza attivano forme di razionamento della domanda, che possono toccare anche bisogni significativi di tutela delle famiglie".
06 Dicembre 2013
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