Centro di Bioetica Università Cattolica: “Bene sentenza della Corte Ue”
“La Sentenza della Corte di Giustizia della UE ha negato la possibilità di brevettare procedimenti che prevedano la distruzione degli embrioni umani. Il principio reso, così, esplicito ha una grande portata simbolica oltre che una conseguenza pratica: vietare lo sfruttamento industriale e commerciale di una scoperta scientifica, ottenuta al prezzo della distruzione della vita embrionale, significa ribadire che non contano soltanto i risultati che si possono raggiungere, ma che è decisivo come vengono raggiunti.
Così come in una società democratica non si dovrebbe accettare di ottenere il benessere economico attraverso lo sfruttamento, la schiavitù, la violenza, allo stesso modo nell’epoca delle biotecnologie, dovremmo essere capaci di rifiutare, come ci insegna questa Sentenza, ipotetici risultati ottenuti tramite la distruzione dell’essere umano nella prima fase della sua esistenza.
Quanto la decisione della Corte di Giustizia possa aiutare lo sviluppo di una più ampia riflessione sul dovere di tutelare sempre gli esseri umani allo stadio embrionale è forse troppo presto da dire e in ogni caso bisogna attendere la pubblicazione del testo integrale.
Invece bisogna subito negare che essa tolga la speranza di cura ai malati o fermi la ricerca scientifica: è un’interpretazione decisamente fallace, perché fa credere che soltanto la ricerca sulle cellule staminali embrionali possa portare reali benefici sul fronte terapeutico. In realtà le vie della scienza sono molto più ampie e ormai da anni sono particolarmente promettenti le ricerche sulle cellule staminali non embrionali.
Questa è l’occasione per riaprire una riflessione sulla necessità di governare lo sviluppo scientifico ed economico affinché non si presti alla strumentalizzazione e alla distruzione della vita umana in forza di un generico richiamo al progresso”.
19 Ottobre 2011
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