Cimo-Fesmed: “Non firmeremo contratti al ribasso”
Qualche luce e tante ombre sul rinnovo del Ccnl dei medici e dei dirigenti sanitari, relativo al triennio 2025-2027.
Se da un lato la Cimo-Fesmed ha accolto con favore l’annuncio dell’avvio del confronto da parte dell’Aran dall’altra ha espresso una forte preoccupazione per l’atto di indirizzo emanato dalle Regioni “che potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario che la Federazione non è disposta ad accettare”.
“Se mancano medici, è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro” ha detto Guido Quici, Presidente Cimo-Fesmed che ha avvertito: “Non firmeremo contratti al ribasso. Non accetteremo arretramenti e non consentiremo lo smantellamento di diritti conquistati in anni di trattative, a partire da orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità Ci opporremo con fermezza a qualsiasi tentativo di compromesso su questi temi”.
“Il nostro obiettivo è chiaro: difendere i dirigenti in ogni sede e pretendere il pieno rispetto dei contratti – ha aggiunto – oggi stimiamo che nel 95% delle Aziende i Ccnl 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora applicati. Una situazione inaccettabile, che svilisce gli accordi nazionali e dimostra l’incapacità del sistema di garantire regole uniformi. Al tavolo porteremo proposte concrete su alcuni punti qualificanti – aggiunge Quici – a partire da una revisione profonda della libera professione, ormai ancorata a modelli superati, e dall’introduzione dell’obbligo del 51% della rappresentatività aziendale per la firma dei contratti decentrati”.
“Parteciperemo al confronto con senso di responsabilità e spirito costruttivo. Tuttavia, a fronte di aumenti che non hanno recuperato l’inflazione dell’ultimo decennio e sui quali i sindacati non hanno voce in capitolo, non accetteremo passi indietro sulla parte normativa”, conclude Quici.
07 Aprile 2026
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