Cimo-Fesmed: “Violenza come un’aggressione in Pronto soccorso”
Oltre il danno la beffa. La multa di 27.100 euro ricevuta dal direttore del Pronto soccorso del Policlinico di Bari per non aver rispettato l’orario massimo di lavoro in piena emergenza pandemica lascia allibiti. Con solo 26 medici a disposizione, rispetto ai 40 previsti dalla pianta organica, cosa avrebbe dovuto fare il dottor Vito Procacci? Chiudere il Pronto soccorso e lasciar morire gran parte di coloro che in quei mesi drammatici hanno trovato una possibilità di salvezza solo in ospedali danneggiati da anni di incuria e definanziamento? E cosa devono aspettarsi, adesso, tutti quei primari che, pur di garantire i servizi, a causa della carenza di medici e infermieri sono costretti a far lavorare il personale oltre l’orario di lavoro contrattualmente previsto? Sono loro che devono essere ritenuti responsabili di queste violazioni, oppure il dito andrebbe puntato contro le mancate assunzioni causate dal permanere di un anacronistico tetto alla spesa per il personale sanitario?
Ricordiamo inoltre che solo qualche giorno fa il Governo ha varato la Manovra 2024 che prevede, per l’abbattimento delle liste d’attesa, incentivi a quei medici che decideranno di rimanere in ospedale oltre il proprio orario di lavoro. Rischieranno anche loro, tra qualche mese, di ricevere una multa come quella arrivata al dottor Procacci e ad altri due suoi colleghi primari per aver lavorato troppo? L’aumento delle tariffe e la defiscalizzazione delle prestazioni aggiuntive sono forse un contributo per pagare simili sanzioni amministrative?
“Ancora una volta la responsabilità dell’inefficienza della sanità ricade sui medici – commenta Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED, a cui aderiscono le sigle ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED -. E questa multa ha in sé la stessa violenza di un pugno sferrato in Pronto soccorso da un paziente esasperato lasciato per giorni su una barella a causa dell’assenza di un posto letto disponibile o di una denuncia presentata dai parenti di un deceduto a causa di intollerabili tempi d’attesa. Solo che, questa volta, è lo Stato che scarica sui propri “eroi” la colpa dei propri errori. E questo è inaccettabile”.
“Se le Istituzioni non interverranno per sanare questa ingiustizia che in sé ha dell’assurdo, saremo costretti a chiedere ai nostri iscritti di non lavorare, in alcun caso, oltre il proprio orario di lavoro. E se così facendo interi reparti saranno costretti a chiudere e le liste d’attesa si allungheranno ulteriormente, i cittadini sapranno chi ritenere responsabile”, conclude Quici.
22 Ottobre 2023
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