Crescono investimenti e occupazione, soprattutto giovanile
Segno “+” è stato registrato anche sul fronte occupazionale. Gli addetti nel 2017 hanno raggiunto quota 65.400 (93% a tempo indeterminato), 1.000 in più rispetto al 2016. E nell’ultimo triennio le assunzioni sono state 6.000 ogni anno.
Gli addetti farmaceutici negli ultimi due anni sono cresciuti più che in tutti gli altri settori (+4,5% rispetto a +1,3% della media manifatturiera).
Fiore all’occhiello del settore è l’occupazione giovanile: secondo i dati INPS, dal 2014 al 2016 gli addetti under 35 nell’industria farmaceutica sono aumentati del 10%, rispetto al +3% del totale dell’economia. Rappresentano il 55% del totale degli addetti in più e quasi tutti sono a tempo indeterminato (3 su 4).
Farmindustria coordina – come prima associazione di categoria del Sistema Confindustria – un progetto pilota, avviato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), di Alternanza Scuola-Lavoro “in filiera”. Un progetto che vuole dare la possibilità agli studenti degli ultimi anni di scuola superiore di entrare in contatto con il mondo delle imprese e i loro valori.
Leadership per numero di occupati “al femminile” e politiche di welfare
Sono tante le donne, pari al 42% degli occupati, molto di più rispetto alla media del totale industria (25%). Spesso con ruoli importanti nell’organizzazione aziendale. Sono donne infatti circa il 40% di dirigenti e quadri. Con il 52% di ricercatrici, si può poi affermare che la ricerca è “rosa”.
E per garantire la qualità di vita, alla base della qualità del lavoro, le aziende farmaceutiche offrono servizi di welfare, dedicati alla conciliazione vita-lavoro, al benessere dei dipendenti e dei loro familiari, alla formazione, all’assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti.
Servizi frutto anche di un modello innovativo di relazioni industriali partecipative e collaborative che sono un vero e proprio strumento per la competitività e la crescita.
Al terzo posto in Italia per investimenti in ricerca
Gli addetti in R&S sono pari a 6.400, più della metà donne. E con 1,5 miliardi investiti nel 2017 (il 7% del totale) l’industria farmaceutica è terza in Italia tra i settori manifatturieri per investimenti in R&S, cresciuti del 22% negli ultimi 5 anni (300 milioni di euro in più). Di più della media degli altri Paesi europei (16%). Ed è prima per spese per innovazione per addetto.
Ricerca che si sviluppa sempre più in partnership con: università, centri clinici di eccellenza, Pmi biotech, start-up, enti no-profit, nel pubblico e nel privato. Un’open innovation che garantisce alle imprese i migliori talenti sul mercato e alimenta il sistema nazionale della ricerca a beneficio di tutto il Paese.
Studi clinici
Uno su cinque in Ue viene svolto nel nostro Paese, grazie alle molte eccellenze ospedaliere e ai medici e a tutti gli operatori sanitari.
Gli investimenti da parte delle imprese del farmaco per gli studi clinici sono di 700 milioni all’anno, tra i più alti contributi al sistema nazionale di ricerca.
Gli studi clinici rappresentano un grande valore per il SSN anche per i risparmi che generano, perché le imprese si fanno carico di tutti i costi ad essi connessi: si calcola che ad esempio in oncologia per 1 euro investito il SSN ne risparmia 2,2.
I risultati della R&S nel mondo
Cresce l’attenzione alle specificità femminili, con 850 farmaci in sviluppo nel mondo per il trattamento di malattie maggiormente presenti nelle donne.
E sono molte le sfide che la R&S sta affrontando per dare risposte ai bisogni di salute non ancora soddisfatti.
Oggi infatti sono 15.000 i farmaci allo studio nel mondo, di cui più di 7.000 in fase clinica, una rivoluzione che può vedere l’Italia protagonista a livello globale.
Nei prossimi anni gli investimenti in R&S dell’industria farmaceutica globale arriveranno a 1.000 miliardi di dollari: il più grande investimento al Mondo.
11 Luglio 2018
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