da Empoli (I-Com): “Primato italiano da consolidare attraverso la costituzione di un Sistema Sanitario Europeo”
Per da Empoli, alla luce dei risultati, risulta evidente come “l’interlocutore delle aziende farmaceutiche deve trovarsi sempre di più a Londra, dove ha sede l’EMA (alla quale partecipano anche i rappresentanti italiani), e sempre meno a Campobasso o a Perugia. Allo stesso tempo deve essere garantito effettivamente il diritto di ogni cittadino europeo di scegliere dove curarsi all’interno della UE e, sempre in chiave comune europea, bisogna incominciare a porsi il tema del sistema di finanziamento della sanità nel lungo periodo”.
Per da Empoli “è arrivato il tempo di prendere seriamente in considerazione meccanismi di diversificazione ‘multipilastro’ che comprendano anche programmi di investimento di lungo termine sui mercati, sul modello dei fondi pensione”.
Nicola Salerno, ricercatore presso l’agenzia europea dell’Eiopa e curatore dello studio I-Com, ha posto l’accento sull’impatto esercitato dalla direttiva europea sulle cure transfrontaliere. “Essa dovrà aprire un nuovo percorso – ha auspicato – ma senza calare dall’alto e imporre meccanismi ex cathedra ai singoli Stati. Serve un graduale percorso di avvicinamento che lasci ai singoli Paesi il tempo di adeguarsi e di risolvere le loro criticità”. Nel complesso la sanità europea “necessita assolutamente di un piano dettagliato con le risorse da indirizzare verso il comparto. Si tratta di un aspetto che potrebbe rappresentare un cardine dell’agenda del semestre di presidenza italiana dell’Ue. L’importante è che il Vecchio Continente eviti di emulare pedissequamente il sistema degli Stati Uniti e viceversa, perché entrambi presentano configurazioni che necessitano di mantenere le loro priorità”.
Tuttavia la sanità è stata sistematicamente “esclusa da gran parte dei percorsi di integrazione europea – ha constatato Davide Integlia, anch’egli autore dello studio e direttore Area Innovazione di I-Com – I sistemi sono infatti ancora ancorati alla competenza dei singoli Stati, ma l’applicazione delle direttiva europea sulle cure transfrontaliere può trasmettere impulsi positivi nella prospettiva di un unico sistema sanitario su scala comunitaria”. Per quanto concerne gli aspetti più direttamente correlati all’Italia “dobbiamo assolutamente due lacune. Una è dovuta alla mancanza di investimenti a medio termine nella prevenzione, l’altra alla bassa percentuale di risorse destinate a ricerca e sviluppo”.
10 Giugno 2014
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