Dal Congresso anche risultati sulla pressione della combinazione fissa olmesartan/amlodipina
“Queste evidenze – ha dichiarato Luis Ruilope, direttore dell’Unità Antipertensiva dell’Ospedale 12 Ottobre di Madrid e coordinatore dello studio Sevitension – potrebbero spiegare la differenza dei risultati clinici fra i due gruppi dello studio ASCOT e fornire utili indicazioni per aiutare i medici a scegliere la miglior opzione di trattamento per gestire in maniera più efficace e conveniente l’ipertensione, proteggendo i pazienti dal rischio cardiovascolare. L’ambizione è quella di raggiungere l’obiettivo di controllare adeguatamente la pressione arteriosa nel 70% dei pazienti entro il 2015”.
Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-I) agiscono bloccando l’enzima che trasforma l’angiotensina I in angiotensina II, mentre gli ARB agiscono bloccando il recettore dell’angiotensina II, offrendo peraltro il vantaggio di minori effetti collaterali rispetto agli ACE-I, in particolare la tosse.
Daiichi Sankyo continua il proprio impegno nell’ipertensione e nello sviluppo dell’olmesartan. Lo studio SEVITENSION si è concentrato proprio sulla valutazione della combinazione fissa olmesartan/amlodipina.
Lo studio SEVITENSION ha analizzato la combinazione di 40 mg di olmesartan e di 10 mg di amlodipina per valutare se questa fosse in grado di abbassare la pressione arteriosa centrale a un livello simile a quello ottenuto con la somministrazione di 8 mg di perindopril e di 10 mg di amlodipina, valutata nello studio CAFE’. I risultati mostrano che non solo questo obiettivo è stato raggiunto, ma che la combinazione olmesartan/amlodipina abbassa la pressione arteriosa centrale in misura maggiore rispetto alla combinazione con perindopril. Tale risultato è stato confermato anche con altre modalità di misurazione, compresa quella brachiale standard e quella ambulatoria nelle 24 ore. L’altra evidenza scientifica emersa dallo studio riguarda il fatto che il 75,6 % dei pazienti trattati con la combinazione olmesartan/amlodipina sono stati in grado di “normalizzare” la loro pressione arteriosa a livelli più bassi di 140/90 mmHg, cioè lo standard raccomandato dalla Società Europea di Ipertensione. La proporzione dei pazienti che hanno ottenuto lo stesso livello di pressione arteriosa con la somministrazione della combinazione con perindopril é stata invece più bassa di quasi il 20% (57,5 %).
“Dalla pubblicazione dello studio CAFÉ, la combinazione di 8 mg di perindopril con 10 mg di amlodipina è stata considerata lo standard ideale. Questo standard è stato comparato con l’associazione di 40 mg di olmesartan e 10 mg di amlodipina, che è riuscito ad abbassare i livelli della pressione arteriosa centrale in modo più significativo. Migliore è la risposta della pressione arteriosa, minori sono i rischi di sviluppare eventi cardiovascolari”, ha concluso Ruilope.
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26 Giugno 2013
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