De Filippo: “I decisori politici leggano con attenzione la Relazione. Sull’odontoiatria pubblica difficile pensare ad un suo ampliamento”
Così il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo ha commentato la Relazione sullo stato sanitario del Paese presentata questa mattina.
“La Relazione è il frutto di un grande lavoro portato avanti da tanti dirigenti e dipendenti del Ssn con estrema e rara dedizione – ha detto – credo soprattutto che questo sia un lavoro da inviare a tutti i decisori politici con una preghiera di lettura. La relazione contiene infatti dati chiari e fruibili indispensabili anche per realizzare di una programmazione nazionale e regionale che consenta di cogliere elementi decisivi per la salute delle persone. Dati che se se usati in maniera coerente, intelligente e automatica consentirebbero di evitare tanti errori che si sono verificati. Se sbagliamo programmazione reprimiamo tanti diritti inviolabili”.
Grazie alla Relazione per il sottosegretario è possibile comprendere quello che sta succedendo non solo sulle malattie e quindi sullo stato di salute generale della popolazione, ma anche sulla governance e sullo stato dell’arte dei servizi territoriali e ospedalieri.
Ma guai a dire che va tutto bene: “Conosco bene situazioni critiche del nostro paese, ma nel 2014 sono state prese decisioni straordinarie che hanno prodotto regole più stringenti per rendere il Ssn sempre più efficiente.
Il Patto per la Salute insieme agli standard ospedalieri, al piano per le demenze e altro ancora “sono le più grandi decisioni adottate negli ultimi 20 anni”. In particolare il Patto che viaggia in sintonia e in sincronia con la Legge di stabilità permetterà una programmazione certa per i prossimi anni che consentirà di difendere uno dei migliori sistemi sanitari esistenti.
Odontoiatria pubblica, all’attenzione del Governo, ma difficile pensare ad un ampliamento dell’offerta. De Filippo ha poi risposto in merito alla questione dell’odontoiatria pubblica, una chimera per molti italiani. “Abbiamo già un perimetro normativo che consente di individuare i soggetti a carico del Ssn – ha ricordato De Filippo – ma non tutte le Regioni hanno normato per poter garantire queste cure a chi ne ha diritto e recepito quando indicato dalla legge. In ogni modo questo è uno dei punti all’esame della riformulazione dei Lea. Ma attualmente ampliare i soggetti che ne possono usufruire, anche alla luce della tenuta complessiva del sistema, mi sembra un po’ complicato”.
Per Giovanni Simonetti dell’Università degli studi di Tor Vergata che ha coordinato il comitato editoriale della Relazione sullo stato sanitario del Paese lo studio offre una fotografia puntuale di quello che è l’Italia. Dati importanti dalla cui analisi accurata si possono trarre misure anche per contenere gli sprechi. “Pensiamo agli esami inutili e ripetuti come quelli della diagnostica per immagini – ha sottolineato – se evitati farebbero risparmiare fino a 2mld di euro da reinvestire in sanità. E ancora, spesso curiamo male i malati complessi che prendono anche dieci farmaci al giorno, un eccesso di farmaci che nel 57% dei casi provoca effetti iatrogeni negativi oltre che costi elevati”.
Un altro grande autogol del sistema è la medicina difensiva, ha aggiunto Simonetti. Un fenomeno che provoca tra i medici una “sindrome di tensione” che sfocia poi nella crescita dei costi.
Segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci. Simonetti ha poi offerto una possibile chiave di lettura sulle segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci, i cui numeri sono nel nostro Paese superiori a quelli registrati nel resto d’Europa e ai valori di qualità indicati dal Oms: “Abbiamo una tracciabilità che non esiste negli altri Paesi e che ci consente di seguire il farmaco dalla produzione alla distribuzione fino all’utilizzazione e quindi di avere un feedback maggiore. Certo non sappiamo se l’elevato numero di segnalazioni rispetto agli altri Paesi avvenga anche a causa della medicina difensiva. Quindi molte segnalazioni potrebbero anche essere eccessive”.
18 Dicembre 2014
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