De Rita (Censis): “E’ ora di trovare un modo di governare che si connetta ai processi reali”
“La nostra lettura – ha spiegato De Rita -, come d’abitudine, è sulla lunga durata. E in questo quadro abbiamo messo in luce la costanza vitale della nostra forza di sopravvivenza. Se ci chiedono di connettere questa scelta di interpretazione all’attualità dell’oggi, possiamo dire quanto segue. Siamo sopravvissuti a venti anni di Seconda Repubblica con governi dichiaratamente decisionisti, nei fatti incapaci di connettersi ai processi reali della società e delle persone. Siamo sopravvissuti a dieci anni di crisi, dal 2001 ad oggi, con nessun intervento di governo che l’abbia significativamente contrastata. Siamo sopravvissuti all’annus horribilis, cioè il 2011, con la caduta verticale del peso internazionale del nostro governo e della stessa nostra autonoma sovranità. Siamo sopravvissuti alla logica di governo altro e pedagogico dell’esperienza del governo tecnico. Sopravvivremo verosimilmente anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro”. Ma perché rassegnarsi a “governi della sopravvivenza”, si domanda De Rita.
Secondo il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, in Italia è comunque in atto “una reazione alla crisi, seppure differenziata e non ancora in grado di invertire pienamente le tendenze negative. Operano energie in molti settori del sociale e dell’economia, tendenti a ricollocare famiglie e imprese nel nuovo quadro nazionale e internazionale” e, “nonostante le difficoltà, le famiglie italiane operano un riposizionamento su molti fronti. Stanno reagendo utilizzando al meglio ciò di cui dispongono, utilizzano la rete per consumare in modo competente e per risparmiare iscrivendosi a gruppi d’acquisto digitali, e guardano con maggiore serietà alla formazione dei giovani, che ritengono debba essere più professionalizzante a tutti i livelli, dagli istituti tecnici alle università all’estero”.
L’insieme della situazione socio-politica, però, rischia di scatenare reazioni di rabbia, visto che corruzione, sprechi, evasione fiscale ed elevata pressione tributaria vengono individuate dagli italiani come specifiche ragioni della crisi. “Ed è proprio una politica finora in stallo a far perdurare uno slittamento etico da cui pure stiamo cercando di venire fuori”, osserva Roma. “Se non si getta un ponte fra potere e società, che continuano a marciare separatamente, sarà difficile trasformare questi segnali di riattivazione sociale in una vera ripresa”.
07 Dicembre 2012
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