Diagnosi di rosolia in gravidanza: come?

Diagnosi di rosolia in gravidanza: come?

Diagnosi di rosolia in gravidanza: come?
Si legge sulla circolare che “durante la gravidanza, indagini di laboratorio per confermare o escludere la diagnosi di rosolia vanno eseguite nei seguenti casi: qualsiasi eruzione esantematica non vescicolare ad insorgenza acuta, in quanto compatibile con un’infezione sistemica virale; contatto (permanenza nella stessa stanza per un periodo >15 minuti oppure faccia a faccia) con un caso di rosolia sospetto”.
 
Ma quali sono i criteri per la diagnosi di laboratorio di infezione da virus della rosolia in gravidanza? Secondo quanto stabilito dal Ministero sono i seguenti:
– la comparsa ex novo di anticorpi (IgG e/o IgM) rosolia-specifici (sieroconversione);
– un incremento di almeno 4 volte delle IgG specifiche su due campioni di siero, processati nella stessa seduta analitica, il primo prelevato entro 7-10 giorni dalla comparsa dell’esantema o subito dopo il contatto con un soggetto infetto (fase acuta) e il secondo almeno 2 settimane dopo (fase convalescente) (qualora il secondo campione sia prelevato a distanza maggiore di 2 settimane, le IgM potrebbero essere significativamente diminuite o negativizzate);
– la presenza di IgM specifiche associata a IgG virus-specifiche a bassa avidità;
– l’isolamento del virus selvaggio da un campione biologico (sangue, urine, tampone faringeo, saliva): il virus della rosolia può essere isolato da una settimana prima a 2 settimane dopo la comparsa dell’esantema, ma il periodo ottimale per la raccolta del campione è entro 4 giorni dalla comparsa dall’esantema;
– un test positivo per RNA virale mediante la metodica di Reverse TranscriptasePolymerase Chain Reaction (RT-PCR), in un campione biologico raccolto come indicato nel punto precedente.
 
“Per rilevare l’impatto dell’infezione rubeolica contratta in gravidanza sul prodotto di concepimento è fondamentale raccogliere informazioni sull’esito della gravidanza”, si legge ancora nel documento. “Pertanto, per ogni gestante per cui è stata compilata la scheda di notifica (casi possibili, probabili e confermati di rosolia in gravidanza), la ASL che conduce l’indagine epidemiologica deve reperire informazioni relative all’esito della gravidanza (nato vivo, IVG/ITG, aborto spontaneo, feto nato morto), al nuovo nato e compilare la scheda di notifica di sospetta rosolia congenita (sia in caso di nato vivo, nato morto o aborto)”. Queste informazioni devono essere trasmesse dalla ASL alla Regione e dalla Regione al Ministero della Salute e all’ISS.

25 Luglio 2013

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