E i giovani italiani fumano più di tutti in Europa. Il Rapporto Espad
In Europa i dati sul fumo sono incoraggianti, con la percentuale di fumatori quotidiani diminuita dal 21% al 12% e meno di un quarto (21%) che si dichiara 'fumatore corrente' (ovvero di aver fumato negli ultimi 30 giorni).
Ma l'Italia va controcorrente e segna dati negativi record: il 37% ha fumato nell'ultimo mese, una diffusione quindi molto più elevata rispetto alla media dei coetanei europei e stabile nel tempo, a differenza degli altri paesi dove ha fatto registrare considerevoli diminuzioni. Anche per quanto riguarda gli studenti che fumano quotidianamente, gli italiani rimangono stabili nel corso degli ultimi 20 anni al 21%, a un livello piu' elevato della media comunitari
Ma non solo fumo. E' boom anche nel consumo di cannabis tra i giovani italiani, al top in Europa. In media il 18% degli studenti riferisce di aver assunto una sostanza illecita almeno una volta, ma le percentuali tra i paesi partecipanti all'indagine variano notevolmente, dal 6% al 37%. Dopo la generale tendenza al rialzo tra il 1995 e il 2003, la diffusione del consumo di droghe è sostanzialmente stabile, rimanendo tuttavia su livelli molto elevati, con 10 Paesi che superano il 25%, tra cui l'Italia (28%).
La sostanza più diffusa è la cannabis: riferisce di averla provata almeno una volta il 16% degli studenti (media di variazioni dal 4% al 37%), in aumento dall'11% del 1995 anche se in calo rispetto al picco del 2003 (19%); il consumo negli ultimi 30 giorni è del 7% medio (variazioni dall'1% al 17%), in crescita dal 4% di vent'anni prima. Anche in Italia, la sostanza illecita più diffusa è la cannabis, con una percentuale ben più alta rispetto al resto d'Europa (27% contro il 16%) e in netto aumento rispetto al 2011 (21%). Ad averla provata negli ultimi trenta giorni è il 15% degli adolescenti italiani, secondi solo ai coetanei francesi (17%).
L'uso di alcol, come per il tabacco, rimane su livelli elevati ma con tendenze positive dal 1995. Tra gli adolescenti europei il consumo una tantum è diminuito dall'89 per cento all'80 per cento e l'uso corrente dal 56 per cento al 48 per cento, con una marcata diminuzione dopo il picco registrato nel 2003. La percentuale di "binge drinking" (5 o piu' bevute in una singola occasione) si attesta agli stessi livelli di 20 anni prima: il 35 per cento ha riferito di aver praticato "binge drinking" nell'ultimo mese. Oltre tre quarti degli intervistati (78 per cento) dichiarano di reperire facilmente alcolici. In Italia, ad aver bevuto alcolici almeno una volta nella vita è l'84 per cento degli studenti, percentuale in diminuzione sia rispetto al picco del 2007 (90 per cento), sia rispetto al 1995 (88 per cento). Il consumo corrente interessa invece il 57 per cento, facendo registrare la prima diminuzione dal 2003 (63 per cento). Non si osservano differenze per il "binge drinking" (34 per cento)
“Aumentare il prezzo delle sigarette, non del centesimo richiesto dagli oncologi ma di diversi euro, per portarlo a livelli dei paesi europei che, non a caso, sono in fondo alla classifica dei fumatori adolescenti”. E' questa l'indicazione di Roberta Pacifici fornite all’Ansa, che dirige l'osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanita', a commento dell'indagine europea dell'Espad.
"La politica più richiamata dall'Oms per contrastare la diffusione del tabagismo è stata ed è sempre l'aumento del prezzo delle sigarette – spiega l'esperta -. L'Organizzazione dice che è la prima azione per aiutare le persone a smettere e per disincentivare i giovani. A fronte di ciò ci stupiamo che l'Italia sia fanalino di coda? Il nostro e' il paese che ha il valore percentuale di accise più basso, se la prima arma in nostro possesso non la utilizziamo non ci possiamo meravigliare"
20 Settembre 2016
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