Enzo Paolini (presidente Aiop): “Ancora troppi sprechi nel pubblico, a partire dal personale in eccesso”
Tutto questo è il risultato di un processo che denunciamo da anni anche attraverso i precedenti Rapporti dell’Aiop e che oggi trova sempre più conferma. Uno scenario determinato dai continui e crescenti margini di spreco che si sono prodotti negli ospedali pubblici e in generale nell’amministrazione pubblica del Paese. Una spesa determinata non dall’effettiva erogazione di prestazioni sanitarie, ma da altre voci di spesa, come il surplus di personale, spesso frutto di una gestione politica clientelare. Un fenomeno che colpisce soprattutto le regioni del Sud. Una enorme massa di denaro che dovrebbe essere riconvertita e riutilizzata per nuovi investimenti, nuove tecnologie e comunque per il miglioramento della qualità complessiva. Ora con il nuovo Governo ci aspettiamo che qualcosa cambi.
Cosa chiedete in particolare al nuovo Esecutivo?
Tre interventi che possono essere attuati subito. In primis, trasparenza dei bilanci delle aziende sanitarie. Oggi tutto questo non avviene. Eppure basterebbe semplicemente applicare il codice civile: se si redigesse un bilancio nel rispetto di queste norme verrebbero individuate con facilità le sacche di inefficienza. Sempre se si vuole veramente invertire una tendenza allo spreco. Chiediamo poi l’introduzione del principio della terzietà dei controlli. È noto a tutti che esiste un monumentale conflitto di interesse tra erogatori e controllori.Un sistema come questo non può funzionare. Non è accettabile che l’ente preposto al controllo e alla verifica della qualità delle cure e della gestione delle risorse sia lo stesso che eroga servizi e prestazioni. Le aziende sanitarie sono di fatto controllori di sé stesse. Scorporiamo quindi queste funzioni: questo realmente contribuirebbe ad invertire il sistema. Un’azione anche questa semplicissima da attuare: basterebbe applicare quanto previsto nel Decreto 502. Terzo punto, occorre superare la politica dei tetti di spesa. Anche perché questo sistema, in particolare nelle Regioni del Sud, produce due distorsioni: aumento delle liste d’attesa e migrazione sanitaria. Quando si superano i tetti, i cittadini o si mettono in lista d’attesa o si rivolgono altrove. Il tutto in contrasto con il principi di autonomia e autosufficienza delle Regioni in un’ottica federalista. Insomma, quello che auspichiamo è una revisione dei sistemi di finanziamento e accreditamento in una logica di sistema misto pubblico/privato che possa dare un’offerta unitaria sul territorio ed elevare la qualità delle prestazioni a costi sostenibili.
Proposte che presentate ormai da anni e rimaste finora inascoltate. Insistete?
Certamente. Non vogliamo andare via da questo Paese. Pensiamo che tutto quello che proponiamo sia realizzabile e soprattutto giusto. La pensava così anche il precedente Governo, ma non lo hanno realizzato. Ma noi siamo imprenditori, siamo testardi e soprattutto ottimisti. Quindi continueremo a portare avanti le nostre istanze.
01 Dicembre 2011
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