Fimmg Roma: “Il mmg è un professionista, non un esecutore. Lo dice il Codice Deontologico. Lo dice la Costituzione. E adesso lo dice anche il TAR del Lazio”
“Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha annullato la Delibera regionale n. 1344 del 30 dicembre 2025. Una sentenza attesa, giusta e necessaria”, in una nota la FIMMG Roma (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) esprime soddisfazione. “Una sentenza che dice, con la chiarezza che solo un giudice può permettersi, quello che noi diciamo da anni: il medico di medicina generale non è uno sportello di validazione automatica delle decisioni altrui. Ricordiamoci cos’era quella delibera. La Regione Lazio aveva stabilito che il medico di una struttura privata accreditata, impossibilitato per ragioni tecniche ad emettere ricette dematerializzate, poteva redigere su carta bianca la prescrizione, consegnarla al paziente e mandarlo dal suo medico di famiglia con il compito, testuale, di “formalizzarla”. Il MMG era “tenuto a compilare la prescrizione”. Tenuto. Non invitato, non coinvolto, non consultato: tenuto” si spiega.
“Il TAR ha smontato questa costruzione pezzo per pezzo. Lo ha fatto con argomenti che sono anche i nostri: la libertà prescrittiva è un principio costituzionale, non una concessione amministrativa. La prescrizione medica non è un atto burocratico ma un atto clinico, personale, inseparabile dalla valutazione del paziente da parte di chi lo conosce e se ne assume la responsabilità. Un MMG che firma una prescrizione decisa da altri non è sollevato da responsabilità: rimane esposto, professionalmente e legalmente, per qualcosa su cui non ha esercitato alcuna reale discrezionalità” prosegue FIMMG Roma.
“Il TAR lo ha scritto in modo cristallino: “la possibilità di scelta diagnostico-terapeutica, nel caso di specie, è stata sostanzialmente annullata.” E ancora: si sarebbe creato un sistema in cui il MMG è chiamato ad assumere un ruolo nell’attuazione di una strategia terapeutica altrui, senza poterla davvero valutare. Noi aggiungiamo: questo non è solo un problema deontologico. È un problema di sicurezza per i pazienti. Il medico di medicina generale è il punto di sintesi della storia clinica di ogni persona. Trasformarlo in un passacarte significa rompere quell’unico filo che tiene insieme la continuità delle cure”.
“La Regione Lazio aveva giustificato la misura come puramente organizzativa, uno strumento tecnico per il governo delle liste d’attesa. Nessuno nega che le liste d’attesa siano un’emergenza reale e grave. Ma il problema non si risolve scaricando i limiti tecnici del sistema informatico regionale sulle spalle del medico di famiglia e dei pazienti. Si risolve investendo nelle infrastrutture, abilitando le strutture accreditate al sistema DEMA, costruendo percorsi che rispettino i professionisti e i cittadini” scrive ancora FIMMG.
La delibera è ora annullata con effetto immediato nella parte contestata. Questo significa che dal giorno della pubblicazione della sentenza nessun MMG o PLS è più tenuto a formalizzare prescrizioni redatte da medici di strutture private accreditate tramite il meccanismo della “prescrizione suggerita”. Il meccanismo del flag DEMA imposto dalla DGR 1344/2025 non ha più alcuna base giuridica. “Chi nei mesi scorsi si è trovato in quella situazione e si è sentito obbligato a firmare prescrizioni altrui, oggi ha la conferma che quella pressione era illegittima” si spiega.
“Per i pazienti cambia che nessuno potrà più essere rimandato dal medico di famiglia con una ricetta bianca in mano da “far formalizzare”. Per i colleghi cambia che nessun atto prescrittivo può essere imposto loro dall’esterno senza che essi abbiano esercitato una valutazione clinica autonoma e personale. Per la Regione cambia che dovrà trovare un altro modo, tecnicamente adeguato e giuridicamente rispettoso, per risolvere il problema dell’invisibilità delle prestazioni di presa in carico nei sistemi di monitoraggio. Quel problema esiste ed è reale: ma risolverlo non è compito del medico di famiglia, è compito dell’amministrazione”.
“Questa sentenza non è un punto di arrivo. È un punto da cui ripartire. La FIMMG Roma chiede alla Regione Lazio di aprire un confronto vero con la medicina generale su come affrontare il tema delle liste d’attesa senza sacrificare l’autonomia clinica, la deontologia e la sicurezza dei pazienti. Siamo pronti a lavorare insieme su soluzioni che funzionino davvero. Ma non firmeremo mai, né in senso proprio né in senso figurato, decisioni che altri hanno preso al posto nostro”, si conclude la nota.
Poi il messaggio finale: “Il medico di medicina generale è un professionista, non un esecutore. Lo dice il Codice Deontologico. Lo dice la Costituzione. E adesso lo dice anche il TAR del Lazio”.
01 Luglio 2026
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