Fnomceo: “Bene aumento, ma fare subito bando e monitorare le zone carenti”
“Ci sono oggi ampie aree senza medici di famiglia, non solo in zone impervie o rurali, ma anche nel centro delle città; il 118 è senza personale, i medici di continuità assistenziale sono sempre meno, l’assistenza turistica è ormai compromessa – spiega Anelli -. E il Covid ha peggiorato la situazione: secondo la Fimmg, quasi un quinto dei medici di medicina generale è pronto ad andare in pensione, il doppio delle previsioni, già drammatiche, fatte prima della pandemia. Mentre non ci sono abbastanza ‘nuove leve’ pronte per sostituirli: un po’ perché, negli anni passati, non se ne sono formate abbastanza. Un po’ perché tra incertezze della politica, carico burocratico e nuove incombenze, questa professione diventa sempre meno attrattiva, sia per quanto riguarda il percorso formativo, per cui le borse sono molto più basse di quelle di specializzazione, sia il vero e proprio esercizio”.
“Per questo è urgente fare un piano con le Regioni, per capire, previo monitoraggio delle aree carenti, i reali fabbisogni – aggiunge-. E invece, si inventano nuovi ruoli per i professionisti e modelli di assistenza che di innovativo hanno solo la forma. Ultimo, ieri, il piano che Agenas avrebbe proposto, stando a documenti non ufficiali ma già pubblicati dalla stampa di settore, per le Case di Comunità. Modello che ricalca quello, che si è rivelato fallimentare, del distretto”.
“Non abbiamo bisogno di schemi obsoleti, di politiche a silos che si sono dimostrate inefficaci, di nuovi dirigenti: abbiamo bisogno di professionisti che siano “al letto del malato”, prossimi al cittadino, pronti a rispondere, laddove serve, alle sue domande di salute – continua -. Non abbiamo bisogno di una medicina amministrata, che veda i medici come meri prestatori d’opera”.
“Questo succede quando si pretende di calare dall’alto modelli sulla medicina generale senza coinvolgere i medici di medicina generale, di creare schemi di lavoro senza coinvolgere chi il lavoro è chiamato a farlo, i professionisti: tali modelli rischiano di rimanere libri dei sogni, e le “case di comunità” cattedrali nel deserto – conclude -. Sarebbe auspicabile che l’Agenas partecipasse, insieme ai medici, a un tavolo di concertazione mettendo a disposizione tutti dati in suo possesso, al fine di costruire un modello condiviso della nuova medicina del territorio. In modo tale da smentire i tanti soggetti che “gufano” perché la medicina generale muoia per consunzione”.
14 Luglio 2021
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