Gli anziani preferiscono la farmacia
Come è stato spiegato l’obiettivo principale dello studio – coordinato da Maria Concetta Vaccaro, responsabile Welfare del Censis – è stato quello di indagare sulle richieste e sui bisogni espressi dagli anziani (gli over 65) cioè proprio dai “maggiori fruitori della farmacia”.
E gli anziani hanno dichiarato di considerare nella stragrande maggioranza, la farmacia come un centro sanitario parte integrante della loro “quotidianità”. Basti pensare che tra i 2500 intervistati le percentuali di chi si reca solitamente in farmacia più volte a settimana, salgono costantemente passando dal 13,9% di chi è tra i 65 e i 69 anni al 17,5% di chi è sulla soglia (o l’ha superata) degli 80 anni.
A legarli – o meglio a “fidelizzarli” – sono certamente elementi quali la competenza, la professionalità del farmacista, ma anche la capillarità del servizio (è facile trovare una farmacia) e la vicinanza. Un valore tutto particolare viene però attribuito alla comunicazione interpersonale: “Il farmacista mi conosce, conosce i miei problemi e anche la mia situazione personale”. E questo per l’anziano è un valore primario che si traduce nella “fiducia” da loro mostrata verso la farmacia e la figura del farmacista che vi lavora.
Ancora prima che la legge 69/2009 e il successivo decreto legislativo 153/2009, stabilissero la possibilità di introdurre nella farmacia specifici servizi socio-sanitari per i cittadini, era già, nella considerazione della popolazione anziana, un luogo di contatto con il resto del Servizio sanitario nazionale. Basta osservare quali sono stati i “desiderata” espressi dal campione oggetto dello studio, sui servizi che gradirebbe trovare/ricevere all’interno della farmacia:
* 41,2% chiede di essere aiutato a trovare personale fidato per chi abbia bisogno di iniezioni, di un infermiere a domicilio ecc.
* 41% vorrebbe in farmacia un pronto soccorso per piccole ferite, scottature, medicazioni ecc.
* 41% chiede la consegna a domicilio dei medicinali (magari anche a pagamento per quelli da automedicazione)
* 27% non disdegnerebbe la partecipazione del farmacista all’assistenza domiciliare integrata anche per aiutare gli stessi anziani, i familiari o le badanti nella somministrazione del farmaco
* 25% ritiene utile un servizio di Guardia farmaceutica attraverso il quale avere la consegna a domicilio di un farmaco urgente o necessario,
* 19% un servizio di controllo di routine per malattie croniche (es: il diabete)
* 15,6% un servizio per il disbrigo delle pratiche, la richiesta delle esenzioni o di altre pratiche amministrative relative ai farmaci e ai servizi sanitari
* 8,7 ricevere informazioni sui servizi socio-sanitari.
In questo ampio quadri di richieste un posto preminente viene sempre riconosciuto al medico, soprattutto per quanto attiene al ruolo prescrittivo. Ma il farmacista resta comunque un professionista capace, un’alternativa utile a cui rivolgersi per gestire piccoli disturbi e, comunque una fonte autorevole di informazioni sulla salute.
In sostanza, dunque, viene prefigurata un ruolo di interfaccia del Ssn per la farmacia, sul quale sia il ministero, sia le organizzazioni di categoria e professionali stanno da tempo lavorando. Come è stato ancora rilevato, la convinzione prevalente è dunque quella di una farmacia che possa realmente e concretamente proporsi come “avamposto sanitario” sul territorio, anche a discapito delle sue caratteristiche commerciali. E che sappia puntare soprattutto all’enfatizzazione della funzione di “Front Office” del Ssn. Conservando sempre però un saldo collegamento con la propria funzione di base, cioè quella della distribuzione e del controllo in campo farmaceutico.”
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06 Maggio 2010
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