IDA GROSSI, Dg dell’Asp di Catania: “Il nostro segreto? Siamo più pragmatiche degli uomini”
Dottoressa Grossi, si può parlare di un’impronta femminile nel dirigere un’azienda sanitaria?
Gli strumenti per gestire un’Azienda sono sempre gli stessi sia per gli uomini sia per le donne, ma certamente le donne manager hanno un approccio ai problemi che differisce da quello dei colleghi. Cosa le diversifica? Un pragmatismo più accentuato. Non che gli uomini non lo abbiano, ma sicuramente il dover conciliare famiglia, interessi personali e lavoro, la necessità di gestire contemporaneamente più problematiche, esaltano la capacità di raggiungere risultati concreti. Se a questo aggiungiamo anche l’orgoglio di non fallire, che una donna percepisce con più forza proprio perché deve rispondere a più sfide, si comprende ancora di più questa differenza.
Dirigere una grande Azienda Ospedaliera richiede molte capacità. Qual è il suo atout vincente?
La gestione delle persone. La nostra è un’organizzazione composta da persone, che serve persone in difficoltà; che eroga assistenza e risponde a bisogni di salute ben precisi. Per raggiungere questi obiettivi bisogna quindi saper motivare tutti quelli che lavorano con te. Un Direttore Generale da solo non va da nessuna parte, deve costruire una squadra per far crescere l’azienda. Questo comporta mettersi a disposizione delle persone, ascoltarle, ed è quello che ogni girono cerco di realizzare. Credo che le persone con cui e per cui lavoro, lo capiscano.
Le tre caratteristiche più importanti di un manager?
In primis, saper leggere con rapidità la realtà e intuire le caratteristiche delle persone con le quali si interagisce, quindi avere capacità di giudizio. Poi attitudine alla sintesi per dare risposte concrete. E soprattutto essere sempre attendibili. Dire con chiarezza se una cosa si può fare o se non si può fare. Spiegare sempre perché, alla fine, non sia stato possibile realizzarla. È il concetto dell’accountability, ovvero della responsabilità del risultato, che sta alla base del nostro lavoro.
Quale suggerimento rivolgerebbe alle donne per rompere quel soffitto di cristallo che, nonostante i grandi passi in avanti, impedisce ancora a molte di accedere alle stanze dei bottoni?
Avere più fiducia nelle proprie capacità: spesso le donne non credono abbastanza in questo. È anche vero che doversi misurare con i moltissimi doveri familiari ai quali rispondere, quindi essere madri, sostenere la quotidianità e assistere la famiglia di origine, rende tutto più difficile. Coniugare questi ruoli richiede forza e determinazione. Cose che conosco bene: faccio la spola tutte le settimane tra Casale Monferrato e Catania. È faticoso, ma se si vuole raggiungere un traguardo e se ci si crede, bisogna mettersi in gioco. Guai a piangersi addosso. Ci vuole molto ottimismo e forse anche… una buona dose d’incoscienza.
08 Marzo 2015
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