Il commento: sui farmaci misure tutt’altro che banali
Posto che questa interpretazione della manovra sia quella corretta è davvero un cambiamento radicale, che porterebbe il mercato italiano del farmaco al livello europeo (in Gran Bretagna, solo 17% delle prescrizioni riporta un nome commerciale anziché quello del principio attivo). Questo avrebbe conseguenze rilevanti su almeno due protagonisti del settore. Da una parte c’è l’industria italiana del farmaco, da sempre centrata sulla specialità e sul comarketing, dall’altra la distribuzione intermedia e le farmacie. E’ evidente che un sistema di margini rigidi, e di prezzi decrescenti, porta a ridurre l’utile in misura progressiva. E’ vero che rientrerebbero nelle farmacie quei medicinali innovativi che prima erano distribuiti solo in ospedale (e per la verità senza nessuna giustificazione se non la possibilità per il SSN di acquistare dalle aziende con lo sconto), e questo può riequilibrare la situazione. Ma la farmacia soffre di quello che è un vizio di fondo del sistema: la remunerazione a percentuale. Nei paesi dove il generico è dominante e costa assai poco, la farmacia viene remunerata a prestazione per la dispensazione, non solamente in base a un margine del prezzo. Nella categoria alcuni avevano già segnalato la necessità di rivedere il meccanismo (oggi perverso, ieri no) della remunerazione della farmacia, ma evidentemente non era stata una visione condivisa. Oggi, chissà…
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27 Maggio 2010
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