Il dibattito: “La parola d’ordine è corretta informazione”
Sono tutti d’accordo politici, rappresentanti istituzionali e professionisti intervenuti alla presentazione dell’indagine Censis: il tema della corretta informazione è ormai imprescindibile. Soprattutto nel mare magum di informazioni spesso non validate scientificamente che arrivano dalla rete.
“Il tema dell’informazione è il tema centrale – ha detto la senatrice Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato– la correttezza delle fonti sta infatti diventando un problema enorme. L’indagine del Censis lo conferma. È impensabile che le informazioni che riguardano la salute vengano reperite sui social network. Soprattutto quando queste informazioni falsificano quelle scientifiche. Si configurano quasi gli estremi di un reato penale. Dire che le vaccinazioni portano all’autismo è pericolosissimo tant’è che questo ha determinato una diminuzione delle vaccinazioni. Questo è un problema molto serio. La rassicurazione ai genitori non può essere emotiva o di mercato, ma deve partire dall’appropriatezza scientifica e deve qundi partire dalla autorità primarie. A iniziare anche dalla scuola”.
Sulla stessa linea la senatrice Laura Bianconi: “Il senso di comunità delle persone si sta abbassando pericolosamente. Un tempo si vaccinava i bambini a scuola e i genitori erano consapevoli di fare il bene sia dei propri figli sia della comunità. Oggi invece assistiamo a una recrudescenza di molte malattie che prima erano debellate e che ora stanno tornando, anche per questa mancanza di attenzione. La prevenzione e la corretta informazione sono un compito dello Stato, non dei social. Ecco perché la corretta informazione deve diventare un punto ai primi posti nell’agenda delle istituzioni. Ma se serve una strategia nazionale serve anche un finanziamento per una prevenzione responsabile ed efficace”.
Per il senatore Antonio Tommassini “L’indagine del Censis sembra fotografare il dito ma fa vedere la luna. Le vaccinazioni hanno cambiato il destino del mondo e cambieranno il futuro, pensiamo ora alla lotta contro ebola. Pensare di risparmiare è assurdo anche perché il costo è minore se da un’immunità perenne. Informare è essenziale, tutti siamo liberi di parlare ma servono regole chiare per evitare rischi con informazioni errate”.
“Credo sia giunto il momento che tutte le istituzioni siano compatte nel dare una corretta informazione scientifica – ha sostenuto Sergio Pecorelli, presidente dell’Aifa – ma ritengo che il processo sulle vaccinazioni sia culturale. Ema e Aifa sono impegnate nella prevenzione soprattutto sulla vaccinazione, anche perché questo vuol dire dare sostenibilità in termini di salute al sistema per i prossimi 30 anni. La politica del rischio beneficio non esiste ancora e va invece sottolineata. Soprattutto ci dicono che siamo stati incapaci a penetrare nell’informazione alle persone attraverso la scuola”.
Per Pecorelli bisogna tenere alta l’allerta non solo nei confronti di quella umana, ma anche di quella animale. “La questione della vaccinazione sarà uno dei punti nell’agenda del semestre europeo di presidenza italiana, e il 3 novembre prossimo ci sarà un incontro sul tema e la vaccinazione che verrà portata proprio all’attenzione di tutti i paesi. Stili di vita e vaccinazioni devono andare di pari passo per questo le università stanno portando avanti un progetto con gli specializzandi in medicina che andranno nelle scuole per spigare l’importanza della vaccinazione”.
“Le vaccinazioni sono uno strumento straordinario nella storia degli uomini, pensiamo a quello al vaccino contro la poliomielite o a quello contro il vaiolo. Sono un rimedio antico che ha saputo aggiornarsi” ha ricordato Giancarlo Icardi dell’Irccs Aou S. Martino di Genova. Ma in Italia manca una cultura della vaccinazione. Per questo, anche per Icardi è indispensabile portare questa cultura nella scuola.
“Monitoriamo con attenzione lo stato della copertura vaccinale per il quale si registra un calo di circa il 1,5% ogni anno” ha aggiunto Stefania Salmaso dell’Iss per la quale il problema non è solo nella cattiva informazione che corre sulla rete, ma anche della mancanza di un input da parte dei medici. “Da uno studio per capire i motivi della mancata vaccinazione sul papilloma virus è emerso che solo il 33% dei medici di famiglia ai quali si rivolgono i genitori ha dato un parere favorevole, gli altri si sono dichiarati incerti e altri in dissenzo. Che gli operatori sanitari non siamo grandi promotori della vaccinazione non è una novità. La cultura della vaccinazione deve fare ancora molta strada. Serve un monitoraggio accurato dei rifiuti e dei determinanti per correggere il tiro”.
“Siamo nel semestre europeo di presidenza italiana – ha sottolineato Nicoletta Lupi Ad di Sanofi Pasteur che ha dato il contributo non condizionato all’indagine – e quindi quale milgior occasione per fare conoscere le nostre strategie di prevenzione e andare incontro alle richieste dell’Europa. Se possiamo cambiare lo stato dell’arte e rafforzare la prevenzione dobbiamo farlo portando avanti un piano d’azione comune. Questa è la nostra misson: la prevenzione attraverso la vaccinazione. La vaccinazione ha un doppio valore, sia in termini di salute, in quanto è un investimento per le future generazione che non dovranno combattere con molte patologie, sia in termini economici, se non mi ammalo genererò meno spese. Bisogna spendere meglio anche perché del 1% di risorse dedicate alla prevenzione solo il 25% è destinato alla vaccinazione”.
07 Ottobre 2014
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