Il sindaco di Foggia chiede una deroga per il laboratorio della Asl e l’immediata apertura di un confronto con la Regione
“Il laboratorio operante nella sede di piazza della Libertà dell’ASL Foggia, infatti – afferma nella nota Landella -, nei decenni è stato un costante punto di riferimento per l’utenza, in una logica vincente di sinergia con i laboratori di analisi della sanità privata. Una formula virtuosa, che ha saputo soddisfare i bisogni dei cittadini, specie di quelli affetti da patologie che impongono una ciclicità nelle analisi. Disarticolare un presidio così importante è dunque una decisione che non può essere condivisa. In queste ore ho chiesto ed ottenuto un incontro con il Direttore Generale dell’ASL, Vito Piazzolla, per discutere della deliberazione della Giunta regionale, anche alla luce del rischio concreto di congestionare l’attività dei presidi ospedalieri, peraltro con un aggravio di costi”.
Per il primo cittadino di Foggia, “le proteste dei cittadini, che in queste ore si stanno moltiplicando, meritano un confronto con il territorio che nella fase istruttoria del provvedimento è del tutto mancato, come dimostra il fatto che questa decisione non sia mai stata esaminata dalla Commissione regionale di cui fanno parte i sindaci dei comuni capoluogo, nella loro veste di presidenti delle Conferenze dei Sindaci provinciali. Un organismo della cui istituzione – peraltro prevista dalla norma – il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha più volte sottolineato il valore quale luogo di discussione con i territori, ma che, inspiegabilmente, dopo la prima riunione di insediamento non è mai più stato convocato”.
“Non nutro dubbi circa il fatto che la deliberazione dell’esecutivo regionale muova da considerazioni reali. Tuttavia – conclude Landella – è mio dovere chiedere una immediata deroga – come presumibilmente faranno gli altri territori pugliesi – per il laboratorio dell’ASL Foggia, con la conseguente apertura di una riflessione che entri nel dettaglio e nel cuore della questione, in modo che le esigenze della nostra comunità siano tenute nella debita considerazione, senza mettere i cittadini nella condizione di limitarsi a subire la decisione, partendo dal presupposto che il diritto alla salute non ha colore politico. E soprattutto perché la partecipazione ai processi decisionali è principio a cui bisogna dar vita sempre, non a fasi alterne. Tanto più quando si amministrano comunità e non aziende”.
20 Novembre 2018
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