L’importanza dello screening
Partendo da questo contesto il progetto INDEX, avviato nel 2010, ha analizzato una grande mole di dati per valutare, attraverso una serie di indicatori di processo diagnostico e terapeutico, oltre che di esito, il livello di allineamento di questo valore a quelli considerati standard dalle linee guida nazionali e internazionali. Il tutto valutando anche la variabilità regionale degli indicatori, approfondendo le aree di criticità, suggerendo le strategia di miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici.
I risultati relativi all’attività di screening dicono che nelle 10 Asl che hanno partecipato allo Studio oltre il 90% delle donne tra 50 e 69 anni (406mila), considerata la fascia di età a rischio, sono state “invitate” ad effettuare il controllo. Un tasso nettamente più alto di quello nazionale, che si attesta al 69%. Le donne che hanno poi effettivamente effettuato lo screening sono state 368mila, circa il 56% del totale. Un valore ancora non soddisfacente anche se in linea con la media nazionale che è del 55%. “Questo non significa che molte donne abbiano poi rifiutato di effettuare lo screening – spiega Luciano Isa, già coordinatore CIPOMO Lombardia e direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale di Circolo-Melegnano – ma indica piuttosto che molte di loro decidono di fare controlli per conto proprio.” “E questo non è un bene perché è sempre meglio aderire a screening organizzati dalle Asl, dove strumentazioni e medici operano secondo specifici indicatori di qualità periodicamente verificati”.
Venendo ai risultati veri e propri il risultato dello screening è stato recuperato da oltre l’84% delle donne che hanno effettuato il test e l’esito è stato negativo nel 95,9% dei casi, positivo nel restante 4,1%. Il 91% delle donne con esito negativo e l’86% di quelle con esito positivo ha avuto tempi di attesa per la consegna del referto rispettivamente inferiore ai 21 e ai 28 giorni, che sono le soglie di riferimento stabilite dalle Linee guida europee sul timore alla mammella.
Approssimativamente ogni 10 richiami per approfondimenti post-mammografici si è diagnosticato un cancro invasivo, ma il rapporto varia sensibilmente da Asl ad Asl. Variabilità – si afferma nello studio – che può dipendere dalle diverse modalità di misurazione o di calibrazione degli strumenti ma “che pone la necessità di un approfondimento conoscitivo”.
04 Ottobre 2012
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