L’indagine “Hard to Reach”: le persone nel cono d’ombra
Il progetto “Hard to Reach” (HtR), realizzato da Fism con il sostegno del Ministero della Salute, è nato dalla necessità di raccogliere dati su questa componente della popolazione con SM che riceve meno cure e sulla quale, proprio per questo motivo, clinici, ricercatori e anche Aism hanno sempre avuto informazioni frammentarie e limitate.
Chi sono i “dimenticati” Il progetto, avviato nel 2023 fino al 2024, ha coinvolto oltre 10mila persone con SM e più di 1.470 Medici di Medicina Generale. Ne è emerso che le persone escluse dai servizi sono in gran parte uomini e donne tra i 45 e i 60 anni, spesso con otto sintomi in contemporanea (più della media) e con almeno una comorbidità (47% contro il 30% di chi è seguito in modo adeguato). La loro vita è segnata non solo dalla malattia, ma anche da un isolamento sociale che colpisce il 57,2% di loro e da una cronica assenza di supporto psicologico ed economico.
La distribuzione geografica parla chiaro: la metà delle persone escluse vive nel Sud e nelle Isole, dove le disuguaglianze territoriali nella rete dei servizi sono più marcate. In regioni come Calabria, Sicilia, Puglia e Sardegna, il sistema di cura resta troppo centrato sul contesto ospedaliero e incapace di offrire risposte integrate e coordinate sul territorio.
Bisogni insoddisfatti e costi a carico delle famiglie I numeri raccontano una situazione di profonda ingiustizia. Più della metà di queste persone (61%) non riceve risposte adeguate ai bisogni riabilitativi, mentre il 59% non ha accesso a supporto psicologico. Dopo un ricovero ospedaliero, il 62% non ottiene alcun aiuto nella delicata fase post-dimissione. E il 45% di chi avrebbe bisogno di assistenza domiciliare non riesce ad averla.
La conseguenza? Il 65% di queste persone ha dovuto pagare di tasca propria visite e prestazioni specialistiche, perché il sistema pubblico non ha saputo dare risposte. Una situazione che pesa anche sul lavoro: il 45% ha perso l’occupazione a causa della malattia e tra chi è ancora attivo, uno su tre non riceve gli accomodamenti di cui avrebbe bisogno. Il 41% si sente a rischio più dei colleghi di perdere il lavoro, un dato che evidenzia la fragilità di queste persone anche sotto il profilo professionale.
Le difficoltà non finiscono qui. Barriere architettoniche e mancanza di accessibilità negli spazi pubblici e nei trasporti locali (rispettivamente 63% e 44%) amplificano l’isolamento e la solitudine. E, come denunciano molti, nemmeno la famiglia o gli amici riescono a rappresentare un sostegno sufficiente: il 38% non riceve aiuto dagli amici, il 18% nemmeno dai familiari.
Un sistema rigido e poco reattivo Il rapporto evidenzia che le cure neurologiche sono il punto di forza del sistema: oltre l’85% delle persone con SM intervistate ha ricevuto cure neurologiche, con un alto livello di soddisfazione. Tuttavia, questo non basta. Per chi è ai margini, la quota di chi rimane con bisogni insoddisfatti triplica: 29,8% contro il 7,1% di chi riceve una presa in carico completa.
Il quadro è ancora più grave per la riabilitazione e il supporto psicologico: il 61% delle persone escluse non ha accesso alla riabilitazione e il 59% non riceve supporto psicologico, nonostante un bisogno più elevato rispetto alla media. I dati segnalano un sistema che, di fronte a bisogni più complessi e variabili, non riesce a dare risposte flessibili e tempestive.
I medici di famiglia: esclusi dai percorsi Il documento fotografa anche il punto di vista dei Medici di Medicina Generale, che lamentano la mancanza di raccordi informativi con i Centri SM e la difficoltà a inserirsi nei percorsi di cura. I Medici di famiglia raccontano di essere spesso esclusi o chiamati solo in fase avanzata, quando la situazione è già compromessa. La conseguenza è un sistema che non integra le risorse disponibili e non costruisce un’alleanza di cura realmente efficace.
La riflessione finale: non sono le persone a essere difficili da raggiungere Il progetto “Hard to Reach” ribalta la prospettiva: non sono le persone con SM a essere “difficili da raggiungere”, ma è il sistema stesso a essere lento, frammentato e distante. La mancanza di coordinamento e la rigidità delle risposte impediscono di offrire sostegni personalizzati e tempestivi, fondamentali per chi convive con una patologia complessa e imprevedibile come la SM.
Aism denuncia che la spesa pubblica media per persona resta uguale a prescindere dal livello di disabilità, un chiaro segnale che il sistema non è orientato ai bisogni reali delle persone, ma alle logiche interne delle strutture sanitarie. Il risultato è un modello inefficiente e, soprattutto, iniquo.
29 Maggio 2025
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Schillaci: “Basta trucchi sull’intramoenia. Manipolare i dati è una questione di onestà”

Richiamo globale su latte artificiale e altri prodotti per neonati per tossina da Bacillus cereus

Farmaci. Il Tar del Lazio annulla la circolare di Aifa: ai grossisti non spetta lo 0,65% sui generici

Tumori. “105mila diagnosi ogni anno in Italia causate dal fumo. 18mila cittadini hanno già firmato per aumentare di 5 euro il costo delle sigarette”

Al via la riforma del Servizio sanitario nazionale. Nascono gli ospedali di terzo livello e quelli "elettivi" senza Pronto Soccorso. Riordino disciplina per medici di famiglia e pediatri

Prevenzione melanoma. Via libera del Senato al testo che istituisce la giornata nazionale. Arriva il consenso informato per l'esecuzione dei tatuaggi

I dieci motivi per cui gli Infermieri con Laurea Magistrale ad Indirizzo Clinico dovrebbero afferire alla Dirigenza

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”