La Cina fa un altro passo verso il blocco del prelievo degli organi dai condannati a morte
In Cina, dove non esiste una legislazione sul tema, secondo le stime, si eseguono 10 mila trapianti l’anno, a fronte di una richiesta fortemente superiore. Di questi, sempre secondo stime, il 20% è effettuato con prelievo di organi dai prigionieri. Ma forse qualcosa a Pechino si sta muovendo per mutare lo status quo. Il nuovo modello in via di sperimentazione, ha spiegato il dottor Haibo ha nei suoi capisaldi la trasparenza e la sostenibilità e attraverso l’opera della Croce Rossa cinese (che farà i controlli) e dell’Università di Hong Kong (a cui è affidata la costruzione di un database per la tracciabilità degli organi) già è stato avviato in alcune strutture, dando buoni risultati. Obiettivo del piano, quello di estendere il nuovo sistema a tutti i 164 ospedali che effettuano trapianti. Non si parla ancora di una legge e tantomeno di un’abolizione del prelievo degli organi dai condannati, ma i segnali sembrano incoraggianti.
Lo stesso crede il coordinatore delle procedure cliniche per l'Oms Luc Noel per cui l’applicazione del nuovo sistema in Cina “rappresenta un grande cambiamento”. Noel ha poi specificato come la Cina possiede poi un “numero notevole donazioni da cadavere che potrebbero essere sufficienti a coprire la domanda di trapianti” interna. Anche per il direttore del Cnt Alessandro Nanni Costa si tratta “di un passo fondamentale. la più grande organizzazione sanitaria del mondo ha ufficializzato una scelta etica in materia di trapianti, aprendosi alla collaborazione col mondo”.
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14 Novembre 2012
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