La popolazione invecchia. Ecco come cambiano le cure per il diabete
Ma quali sono gli obiettivi di un’analisi specifica del diabete nell’anziano? Nel particolare –spiegano da AMD – l’analisi aveva lo scopo di verificare come la diabetologia italiana gestisce il paziente anziano dal punto di vista della terapia e dello screening delle complicanze, oltre che di evidenziare se esistono modalità di trattamento diverse rispetto alla popolazione non anziana e, nello stesso tempo, l’appropriatezza della terapia rispetto alle linee guida. La persona anziana infatti, insieme al diabete, sviluppa spesso altre comorbilità che possono condurre a disabilità: gli anziani con diabete hanno un rischio più elevato di comorbilità e di conseguenza sono soggetti alle più comuni sindromi geriatriche, come le reazioni avverse da poli-farmacoterapia – si pensi che generalmente questi pazienti sono trattati con cinque o più farmaci -, depressione, decadimento cognitivo e demenza, traumi da caduta, compromissioni funzionali, e via dicendo. “Nel diabetico anziano è importante intervenire alla prima insorgenza dei sintomi della malattia, per correggere in maniera tempestiva eventuali errori nel suo stile di vita”, ha continuato Giorda. “Questo approccio ci permetterebbe di modificare le modalità di trattamento di questi pazienti e nel giro di qualche anno potremmo trovarci di fronte a persone meno complicate o, quanto meno, che vedono spostata in avanti l’insorgenza delle complicanze. Non dobbiamo inoltre dimenticare la vulnerabilità che caratterizza i soggetti anziani, che oltre a presentare patologie associate al diabete, sono spesso disabili e necessitano dell’assistenza di un caregiver, condizioni che impongono, a maggior ragione, cautele nell’utilizzo dei farmaci”.
Per la cura del diabetico anziano, centrale diventa poi il coordinamento tra centri diabete e Medico di medicina generale. “Per questa categoria di pazienti l’integrazione tra Centro di diabetologia e Medico di medicina generale rappresenta un valore aggiunto: è auspicabile una maggior condivisione diretta e veloce tra i professionisti delle informazioni cliniche”, ha concluso il presidente AMD. “Nel nostro Paese esistono programmi di collaborazione tra centri diabete e medici di medicina generale, anche se queste iniziative risultano meglio organizzate in alcune regioni e meno in altre. In quest’ottica, grande è l’attesa per il nuovo Piano nazionale diabete che, oltre a rappresentare una linea guida per l’implementazione di una pratica clinica uniforme sul territorio nazionale, definirà per la prima volta a livello nazionale come deve essere trattato il diabete, stabilendo in particolare che, per il tipo 2, il modello migliore da seguire sia proprio quello in cui esistono percorsi condivisi tra medicina generale e specialista”.
05 Dicembre 2012
© Riproduzione riservata
Ultime analisi e review da QS Pro Gold
I più letti

Enpam. Durigon: "Controlli in corso". M5S: "Compensi da 1 milione ai vertici e conflitti di interessi"

Estati torride, l'aria condizionata non è sostenibile sul lungo periodo. Gli scienziati cercano alternative

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Aspiranti medici di famiglia, entrate al corso di formazione specifica con gli occhi aperti e piena consapevolezza

Comparto Sanità Il nodo risorse frena il rinnovo del contratto 2025-2027. Aumenti medi di 240 euro al mese per gli infermieri. I sindacati: poche risorse. Aran: "Cifre diffuse non corrispondono alla bozza"

Benzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativo

Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Lorenzin (Pd) a Schillaci: “La sanatoria no vax apre la strada all’interferenza della politica sulla deontologia medica”

Lombardia. Le immagini diagnostiche sul Fascicolo Sanitario Elettronico

Influenza. Via libera alla Circolare 2026-2027: vaccino raccomandato a partire dai 6 mesi. Soglia per i vaccini potenziati abbassata a 60 anni