La stabilità di Renzi e i ticket. Cronaca di un falso (quasi) scoop
Di ticket, infatti, nel testo approdato al Quirinale non c’è traccia. La legge si limita a sottolineare che la sospensione degli aumenti delle tasse locali per il 2016 non riguarderà le aliquote Irpef e Irap che da anni, purtroppo, aumentano in quasi tutte le Regioni in deficit sanitario in base ad automatismi e decisioni regionali previsti da precedenti normative al fine di supportare con entrate locali “fresche” le azioni delle Regioni per risanare i propri bilanci di Asl e Ospedali in rosso. Se servirà, quindi, le Regioni potranno o dovranno (nel caso degli aumenti in automatico) incrementare anche nel 2016 le addizionali fiscali locali per far fronte ai disavanzi.
Ma da qui a dire che l’aumento dei ticket scatterà in automatico c’è un bel po’ di strada. La decisione di aumentarli o meno spetta solo alle Regioni che, realisticamente, potrebbero ricorrervi solo qualora non riuscissero, neanche dopo gli aumenti fiscali, a sanare i propri deficit sanitari. E questa sarebbe colpa del Governo? Penso onestamente che un caso del genere andrebbe esclusivamente imputato all’incapacità di mettere i conti in regola dopo anni di interventi e programmi di risanamento sbandierati ai quattro venti.
In ogni caso, per togliere gli ultimi dubbi sulla questione, è bene ricordare che le Regioni hanno da anni la potestà di aumentare (ma anche di togliere) i ticket sanitari. E questa è diventata una loro prerogativa soprattutto dopo l'abolizione dei ticket nazionali decisa dal 2000 dall'allora ministro della Sanità Umberto Veronesi.
Dopo pochi anni di tregua la necessità di fare cassa con i ticket portò infatti alla loro ricomparsa in sede locale e nazionale. Un vero e proprio “rinascimento”. In un crescendo di imposizioni che ha portato ormai a un ammontare della compartecipazione alla spesa dei cittadini alla spesa sanitaria, tra ticket nazionali (specialistica e pronto soccorso per codici verdi) e regionali (farmaceutica) pari a più di 3 miliardi di euro l’anno (vedi nostro dossier).
Un giochino al quale partecipano tutte le Regioni (tranne 4 – Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sardegna – che non hanno ticket regionali, ma solo per quanto riguarda i farmaci) sbizzarrendosi tra l’altro in un ginepraio di modalità diverse sia nella riscossione che negli importi, tanto da poter parlare di una vera e propria “giungla dei ticket”.
Quindi i ticket, al momento, e in attesa dell’agognata riforma annunciata dal Patto per la Salute di cui si sono però perse le tracce, sono vivi e in buona salute “a prescindere”, direbbe Totò, dalla legge di stabilità.
C.F.
23 Ottobre 2015
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Emergenze infettive, alto isolamento e biocontenimento: Spallanzani e Aeronautica Militare insieme per formare gli operatori sanitari

Farmaci innovativi. L’accesso è bloccato dalla burocrazia: per un professionista su due il nodo sono piani terapeutici, note e autorizzazioni

Un accordo ad hoc per riempire le Case di Comunità e rispettare la scadenza del Pnrr. Obbligo per i medici di famiglia fino a 6 ore a settimana. Ecco la proposta di Regioni e Ministero della Salute

Case di comunità. Segnali di disgelo. Schillaci: “Troveremo un accordo”. Scotti: “Disponibili a trattare, ma servono anche specialisti”

Case di Comunità. In Veneto accordo Regione-medici di famiglia: presenza dal lunedì al venerdì, 8-20. Fino a 10 ore aggiuntive a 60 euro l’ora

Rette RSA e Alzheimer: la giurisprudenza svolta. Per la prima volta un Tribunale condanna direttamente anche una Regione

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Enpam. Scontro M5S-Giorgetti sulle pensioni dei medici. Castellone: “Investimenti a rischio, c'è un'inchiesta della procura di Milano”

Dottori anche con la laurea triennale: perché continuare a sminuirli?

Medici di famiglia, la riforma Schillaci si ferma. La maggioranza frena sul passaggio alla dipendenza