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“Caos ticket”. Ogni Regione fa per sé. Farmaci, visite e analisi, pronto soccorso: più di 3 miliardi l’anno di spesa. Ma il conto cambia a seconda di dove si abita. E la riforma non arriva

Un codice verde in pronto soccorso può costare molto caro: anche 100 euro. Ma da altre parti va male se ti fanno pagare i 25 euro nazionali. Sui farmaci per pagare il ticket in farmacia serve un ragioniere al seguito. Lo stesso per visite ed esami con conti che possono lievitare fino a 118 euro. E anche sulle esenzioni è la casbah: ogni Regione esenta chi gli pare. Ma la riforma prevista dal Patto per la Salute è ancora in alto mare

07 GIU - Il Patto per la Salute avrebbe dovuto rivoluzionare il sistema entro il dicembre scorso. Ma a distanza di 6 mesi da quella scadenza le notizie che filtrano dal ministero della Salute sulla riforma di ticket ed esenzioni sono ancora molto scarse.
 
Eppure anche un bambino si renderebbe conto che il sistema attuale è ormai diventato un “fai da te” regionale inaccettabile, con regole e costi diversissimi da una realtà all’altra in barba a qualsiasi criterio di equità e uguaglianza di accesso alle prestazioni sanitarie. Un sistema che vale 3 mld di euro (Pronto soccorso 34 mln, Farmaceutica 1,5 mld e specialistica 1,48 mld).
 
Così può accadere che una visita al pronto soccorso
, dove è previsto un ticket nazionale di 25 euro per i casi non urgenti, possa arrivare a costare anche 100 euro (Bolzano) e una prescrizione per esami e visite specialistiche possa passare da un minimo di 36,15 euro (Bolzano e Basilicata) a un massimo di 118 euro (Toscana).
 

Per non parlare dei farmaci dove tra quota fissa sulla ricetta e sulla confezione e differenza da pagare tra generico e branded il conto in farmacia diventa sempre più un rebus. E anche in questo caso con costi diversi da una regione all’altra. Dal minimo di 1 euro di quota fissa sulla ricetta a Trento agli 8 euro della Toscana e lo stesso vale per la quota sulle singole confezioni anch’essa variabile da una regione all’altra.
 
Un vero e proprio rebus, difficile anche da raccontare e spiegare, che in ogni caso l’anno scorso ha “fruttato” tra minore spesa e incassi un gruzzolo di 1,5 miliardi tutti a carico dei cittadini, salvo gli esenti.
 
Caos anche per i ticket per esami e visite specialistiche. E’ l’altro grande capitolo ticket che garantisce ogni anno (ultimo dato 2013) quasi un miliardo e mezzo di incassi alle Asl, per l’esattezza 1,486, in diminuzione rispetto al 2012 anche perché in molti casi i pazienti vanno direttamente nel privato che ha ormai tariffe in linea con i massimali del ticket pubblico.
 
La normativa nazionale prevede un ticket massimo sulle prestazioni pari a 36,15 euro e una quota fissa di 10 euro (il superticket reintrodotto nel 2011) su cui le Regioni hanno però un margine più ampio di scelta. Ed è proprio qui che sorgono le principali differenze. A parte Bolzano e Basilicata che non hanno applicato il super ticket, nelle altre ognuno fa per sé, con costi per il paziente che possono arrivare anche a 118 euro per un pacchetto di prestazioni.
 
E veniamo all’ultimo capitolo di questo nostro viaggio nel caos ticket, quello delle esenzioni
. Se è difficile orientarsi su quanto e come pagano gli italiani per farmaci, visite e analisi, capire “chi non paga” è ancora più complesso. Volendo semplificare c’è chi non si è troppo discostato dalla normativa nazionale, che prevede esenzioni per reddito, età e patologia, e chi invece ha introdotto una mole notevole di categorie e sottocategorie di esenti totali o parzialmente dal pagamento del ticket.
 
Come abbiamo detto, il Patto per la Salute prevedeva una grande riforma del sistema ma ad oggi non c’è ancora una proposta minimamente condivisa tra Governo e Regioni. E certo consolano solo parzialmente le parole del ministro Lorenzin che, da noi intervistata esattamente un mese fa, pur ribadendo la sua intenzione di sfrondare e semplificare in nome dell’equità, ammetteva che pensare a un sistema di ticket uguale in tutto il Paese con stessi diritti e garanzie è impossibile.
 
“A che punto siamo e che intenzioni avete? Aumenteranno? Saranno finalmente unificati a livello nazionale?”, avevamo chiesto al ministro a proposito della riforma dei ticket  e delle esenzioni e lei ci aveva risposto così: Il lavoro è ancora in corso, perché è complesso. L’obiettivo, a parità di gettito - quindi nessun aumento del ticket questo è certo - è quello di dare al cittadino un sistema di compartecipazione alla spesa finalmente equo e legato alle reali possibilità economiche di ognuno di dare il suo contributo alla sanità pubblica. Saranno senz’altro favoriti i nuclei familiari con figli ma non solo. Stiamo cercando di simulare un’applicazione delle esenzioni in base ai redditi Isee ma, come le dicevo, attenti a far sì che chi sarà esente lo sarà perché effettivamente non è in grado di pagare il ticket e non, come avviene oggi, con quelle macchinone parcheggiate davanti alla farmacia da dove scendono fantomatici esenti dal ticket. Quegli abusi li vogliamo stroncare. Ma per farlo senza sbagliare bersaglio bisogno farlo con attenzione. Meglio aspettare qualche mese in più che fare errori in un campo così delicato. Per quanto riguarda l’unitarietà del ticket a livello nazionale essa è di fatto preclusa dall’autonomia delle regioni in questo campo che lascia a loro la scelta sulla presenza e sulle modalità del ticket. A noi però il compito di dare un quadro unitario sulle esenzioni per far sì che i diritti siano gli stessi in tutto il Paese.”
 
Luciano Fassari

07 giugno 2015
© Riproduzione riservata


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